Alle radici della fede
«La fede è ciò che ci fa percepire Dio dietro e sopra ogni cosa. Mai però con quella sicurezza che soltanto le cose certe possono garantire. Chi, soprattutto nel nostro tempo, riesce a prendere sul serio l'impegno del credere - come ci ha ricordato anche Joseph Ratzinger - deve ammettere «la condizione di insicurezza in cui versa la sua propria fede, la potenza quasi inimmaginabile dell'incredulità che si oppone alla sua buona volontà di credere». Davanti comunque l'abisso si spalanca, fino a farci restare in bilico su un «tutto» o un «nulla» da vertigine, tanto che «da nessuna parte sembra darsi un solido appiglio cui potersi aggrappare nel corso di tale precipitosa caduta. Non si scorge altro che il buio baratro del nulla, dovunque si volga lo sguardo». In questa lotta contro le forze dell'incredulità, la fede diventa allora scommessa di ogni giorno, «presa di posizione », «fiducioso piantarsi sul terreno della parola di Dio », uno «star saldi» attraverso il «comprendere» (Introduzione al cristianesimo).
Non si crede in astratto, il credere è vita prima di tutto, fame e sete di conoscere Dio, il suo volto, di comprendere la sua parola. Dio va amato prima di essere creduto, ma non si può amare chi non si conosce e non si comprende. L’amore e la conoscenza di Dio si alimentano a vicenda e il loro iniziare a muoversi nei nostri cuori è un dono che ci viene per grazia. La fede non nasce dal nulla o dalla nostra fantasia, ma da qualcosa che accade, da qualcuno che incontriamo e che con le parole e con l’esempio ci apre al mistero. La fede viene dall’ascolto e dalla comprensione e ha il suo fondamento in Dio che ci parla attraverso la Scrittura e la vita di coloro che già lo conoscono e lo amano. La fede, sebbene debba essere sempre coinvolgete e pensosa se vuol restare viva, mai la sia deve considerare mero frutto del nostro pensiero e della nostra volontà. La fede viene dalla bontà e dalla potenza di Dio e deve essere ogni volta fiduciosamente accolta. La fede è l’incontro tra la fiducia che ha Dio in noi e quella che abbiamo noi in Dio.
Mentre il mondo continua indifferente e beffardo il suo corso come se nulla fosse mai successo e mai dovesse succedere al di là di ciò che vediamo e tocchiamo, il credente è colui che continuamente si agita nelle domande che pone a se stesso e a Dio: sul senso della storia e del dolore delle creature, sulla venuta del suo regno. La fede è un anelito che decisamente inserisce la nostra vita nella vita di Dio, la nostra piccola storia nella immensa storia di Dio e degli uomini, quella che va dal principio della creazione all'ultimo giorno, quello che la fede attende, poiché solo lì ci sarà visione di ciò che ancora nessuno ha mai visto, esperienza reale di ciò che ora osiamo soltanto sperare. «Ciò che si spera - dice Paolo - se visto non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza» (Rm 8,24-25). La fede e la speranza anelano al giorno della redenzione promessa, al vedere «faccia a faccia» il Signore finalmente (1Cor 13,12).
La fede non è mai stata a buon mercato, chi l'ha vissuta fino in fondo ha sempre dovuto pagare il suo prezzo. Oggi poi, dopo che molti nodi sono venuti al pettine, non è pensabile una fede autentica senza tenere conto degli abissi di Hiroshima e Auschwitz, delle grandi domande intorno a Dio e alla storia di pensatori come Pascal, Kierkegaard, Dostoevskij, Bloy, Nietzsche, tanto per citarne alcuni. Di fronte al loro potente domandare, una fede superficiale e a buon mercato non può più assolutamente reggere. Essi hanno scosso ogni devota sicurezza, ogni compiaciuta spiritualità, ogni solida istituzione, aprendo coraggiosamente varchi di interrogazione tuttora rimasti senza risposta. Dopo di essi la fede non può che essere inquieta e assetata di risposte vere e concrete, quelle che solo la redenzione può offrire. E sono, paradossalmente, proprio le grida di questa gente, le loro riflessioni poderose, ad avere permesso alle verità di fede di conservarsi superando le grandi prove della modernità. Essi hanno fatto di tutto per scuotere una cristianità incosciente e addormentata additandole ciò che davvero conta, spargendo ovunque il seme dell'inquietudine e dell'attesa, provocando scosse, offrendo verità ai limiti dell'assurdo, mettendo in tensione gli opposti più tremendi: l'anima del santo con quella dell'assassino».
(da Daniele Garota, COSA CREDE CHI CREDE? Alle radici della fede, Edizioni Paoline 2008, pp. 8-10)
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