Avere il gusto della Chiesa
«[...] Il credente, colui ch’è riuscito a incontrare, sia pure nell’incognito del nostro pellegrinaggio terreno (Cfr. Luc. 24, 32) Cristo risorto, dovrebbe avere sempre dentro di sé il carisma del gaudio. Il gaudio, con la pace, è il primo frutto dello Spirito (Gal. 5, 22). E noi sappiamo che nel disegno divino della salvezza esiste un rapporto (che ora non precisiamo) fra lo Spirito e la Chiesa; ci basti ripetere la sentenza scultorea di S. Agostino: quantum quisque amat Ecclesiam, tantum habet Spiritum Sanctum, quanto uno ama la Chiesa, tanto possiede lo Spirito Santo (In Io. 32, 8; PL 35, 1635-1646). Per godere del carisma gaudioso dello Spirito, bisogna amare la Chiesa. Si è parlato del «senso della Chiesa»; noi vorremmo spingere più avanti questo fenomeno interiore, ed esortarvi ad avere «il gusto della Chiesa», che oggi, purtroppo, sembra venir meno in tanti che pur della Chiesa si atteggiano a riformatori: hanno gusto della contestazione, della critica, della emancipazione, della arbitraria concezione, e spesso della sua disgregazione e demolizione. No, non possono avere il «gusto della Chiesa», e fors’anche nemmeno l’amore. Una comprensione vera di ciò che è, di ciò che deve essere (Cfr. S. AUG., De moribus Ecclesiae, 1, 30; PL 32, 1336) noi non vediamo come codesti figli inquieti possono davvero in se stessi sperimentare.
Noi vi auguriamo, Fratelli e Figli, che voi possiate sempre avere nel cuore, pensando alla Chiesa, alla sua storia, alle sue glorie, alle sue debolezze, ai suoi bisogni, alla sua vera rinascita postconciliare, avere sulle labbra e nel cuore il grido pasquale: alleluia!»
(da Paolo VI, Udienza generale, 25-04-1970)
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