Convertirsi...
Che cosa vuol dire convertirsi? Significa dirigere la propria esistenza a Dio; cercare di compiere ciò che fanno i piloti delle navi, che, a un certo punto, controllano se la loro rotta realmente è rivolta al porto, o se, al contrario, le onde della burrasca incombente non hanno fatto deviare il percorso. Dobbiamo rettificare il nostro cammino chiedendoci: Si avanza veramente secondo la volontà di Dio? Non ho forse bisogno di convertirmi, cioè di dirigermi sul disegno che il Signore prefigge al mio passaggio sulla terra? Interpreto bene le disposizioni di Dio? Sono davvero un seguace dei suoi comandamenti? Non perdo forse tempo prezioso?
IL PASSAGGIO DEL SIGNORE
Ed ecco: proprio il recuperare il tempo, redimere tempus, noi vogliamo attuare seguendo la indicazione magistrale della Santa Chiesa. Anche perché la grande Madre ci avverte che, mentre il nastro della nostra vita si svolge con successione di giorni, di atti, di stati d’animo, responsabilità, meriti ecc., e acquista il suo valore, noi scopriamo - la Quaresima ce lo ripresenta siccome un mistero incombente sopra di noi - che un altro nastro ci segue. Qual è?
È quello della grazia di Dio; è quello che accompagna invisibile, ma da vicino, la nostra vita. La Pasqua che cosa vuol dire? Transitus Domini. È il Signore che passa. E qui torna alla memoria la parola stupenda e quasi paurosa di S. Agostino allorché esclama: «Timeo transeuntem Deum». Io temo Iddio che passa. Lo temo, giacché la sua presenza, che aleggia su di me, mi dà una coscienza nuova di risposta e dialogo. E poi temo che Egli passi senza che io me ne accorga; passi mentre io sfuggo il colloquio che Egli vuole intessere con me.
(da Paolo VI, Omelia, 16-02-1964)
/image%2F0563698%2F201304%2Fob_f65e7b27bf5a909053c3d24bb5bcea95_spiritosanto.jpg)