Immersi con Cristo in Dio
All’inizio della Quaresima segnalo ai lettori del blog un articolo di don Daniele Gianotti dal titolo “Immersi con Cristo in Dio”, pubblicato nella rivista SETTIMANA (©Edizioni Dehoniane Bologna). Il link dove poter leggere l’articolo è il seguente: http://www.dehoniane.it/riviste/riv_articolo.php?CODICE=23262&CODE=SET&PAGE_ID=27
Riporto di seguito la conclusione dell’articolo:
«La quaresima, con i suoi inviti al digiuno, all’austerità, alla limitazione del desiderio, ci prepara alla nudità battesimale: figura di una vita nella quale solo imparando poco alla volta il dono liberante, solo imparando ad aprire le mani per lasciar cadere ciò che vogliamo afferrare e a cui vogliamo attaccarci, quando ci spaventa la fragilità del nostro destino, per lasciare che sia invece Dio a riempirle del suo dono, solo così ci prepariamo anche alla nudità radicale della morte – di cui il battesimo, del resto, è figura, come ha ben compreso la tradizione monastica.
E nudi, appunto, o quasi, ci si immerge nell’acqua; pressoché nudi ci si tuffa dal bordo della piscina o dal trampolino, o più prosaicamente dalla riva del mare o di un lago. Sebbene il rito battesimale non si compia più attraverso l’immersione, nulla ci vieta di ricordare che il primo significato del verbo baptizo è appunto “immergere”, e meglio ancora “tuffare, tuffarsi”. È un’esperienza familiare ai più, e può aiutare a cogliere il senso fondamentale del battesimo cristiano meglio di tante parole più “teologiche” – per le quali, ovviamente, ci saranno tempo e opportunità.
Ma qui siamo, in definitiva, al cuore di ciò che l’annuncio cristiano propone all’uomo: tuffarsi con Cristo e in Cristo nell’abisso della vita di Dio; accettare che la nostra fragilità originaria, anziché difendersi a tutti i costi e contro tutti, sprofondi con Gesù Cristo nel mistero della sua morte e della sua consegna al Padre; andare fino in fondo, nella rinuncia alla nostra pretesa autonomia segnata dal peccato e, come il tuffatore, sparire sott’acqua, fino a poter dire: non sono più io che vivo, ma Cristo in me (cf. Gal 2,20); perché «voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio» (Col 3,3). Così la nudità dell’uomo povero e peccatore risorgerà, riemergere dall’acqua battesimale «rivestita di Cristo» (cf. Gal 3,27), e aperta, in lui e mediante il suo Spirito, alla vita nuova e piena.
Vale la pena avviarsi nel cammino quaresimale, per rinnovare al termine il tuffo salvifico che ci immerge con Cristo in Dio.»
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