La Chiesa, bellezza di Cristo
«[…] La Chiesa, è un altro Cristo, è Cristo che passa attraverso la storia, è Gesù che si prolunga nel tempo, è il Corpo Mistico di Cristo. Guardando questo Corpo Mistico, vediamo delle persone come tutte le altre, magari anche difettose, che smentiscono con la loro condotta il titolo sovrano di cui sono insignite, cioè il titolo di cristiani. Vorrei […] che aveste la capacità di intravvedere nella Chiesa la luce che porta dentro, la capacità di vedere trasfigurata la Chiesa, di vedere cioè quello che il Concilio ha illustrato tanto chiaramente nei suoi documenti. La Chiesa racchiude una realtà misteriosa, un mistero profondo, immenso, divino. Dio è nella Chiesa. La Chiesa è il sacramento, il segno sensibile di una realtà nascosta che è la presenza di Dio tra noi. È l’apportatrice di Dio nel mondo. Non è un’apparizione che sfugge; è un destino, un nostro destino perché reca con noi la vocazione di cui siamo insigniti, di diventare figli di Dio, viventi di Dio. Cristo è il grande disegno di Dio di abbassarsi, di farsi come noi perché noi diventassimo associati alla sua vita. Siamo tutti destinati a diventare divinizzati e la Chiesa porta con sé questa vocazione, questo mistero, questa forza che ha di farci cristiani, di trasfigurarci.
Il Papa invita a concepire la storia, tutti i nostri dolori, le nostre fatiche, le nostre gioie, come eventi convogliati a diventare immagine e trasparenza di Dio. Sono parole difficili, ma sono reali, sono belle, sono vere. Tutti vorrebbero vedere un miracolo, ma il miracolo siamo noi stessi se siamo cristiani. La Chiesa è anche umana, ma è la sposa di Cristo, è la bellezza di Cristo, è la virtù di Cristo, è la vocazione di Cristo alla umanità di diventare suo Corpo, di vivere di Lui, di essere unita in Lui, di essere trasfigurata dalla sua presenza e dalla sua virtù divinizzatrice. Ecco il messaggio che il Papa lascia a questa parrocchia, dove è venuto ad onorare il Santo che ha amato la Chiesa e che ha visto in lei, nonostante tutti i suoi difetti, le sue colpe, le sue bassezze, la sposa di Cristo. C’è qualcuno escluso da questa vocazione, da questo destino? È escluso soltanto chi non vuole essere chiamato, chi ama il peccato, e staccarsi dalla Chiesa, preferisce rinunciare a questa fortuna, giocando con la sua sorte eterna. Ma se invece […] accettiamo con umiltà e con gioia l’invito ad essere figli della Chiesa, membri di questo grande Corpo, siamo destinati fin da adesso a vedere questo destino in una forma sacramentale, dove il segno c’è e la realtà dentro è nascosta. E inoltre siamo pure destinati a veder sfolgorare, come Cristo sul monte, la nostra sorte di essere anche noi figli di Dio, figli per l’eternità.»
(da Paolo VI, Omelia, 27-02-1972; fonte: vatican.va)
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