Perchè lo seguivano?
Se non l’avevano ancora capito, perché lo seguivano? E c’erano tra loro persone che avevano lasciato moglie, figli, casa, barche e reti, uffici, commerci. Perché lo seguivano?
Perché Cristo era diventato il loro centro affettivo.
Come mai?
Cristo era l’unico nelle cui parole tutta la loro esperienza umana si sentiva compresa e i loro bisogni presi sul serio, e portati alla luce là dove erano inconsapevoli e confusi; così, ad esempio, proprio coloro che credevano di avere solo il bisogno del pane cominciavano a capire che «non di solo pane vive l’uomo».
Cristo si presenta a loro proprio così, come un Altro che viene loro sorprendentemente incontro, li aiuta, spiega i loro guai, li guarisce perfino se sono storpi o ciechi, fa bene all’anima, risponde alle loro esigenze, è dentro la loro esperienza… Ma cosa sono le loro esperienze? Le loro esperienze, i loro bisogni, le loro esigenze sono loro stessi, quegli uomini lì, la loro umanità stessa.
Cristo, dunque, arriva proprio qui, al mio atteggiamento di uomo, di uno cioè che aspetta qualcosa, perché si sente tutto mancante; si è messo insieme a me, si è proposto al mio bisogno originale.
Per incontrare Cristo, quindi, dobbiamo innanzitutto impostare seriamente il nostro problema umano.
(da L. Giussani, Tracce di esperienza cristiana, Jaca Book, pp. 17-18)
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