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DIMORARE IN DIO

Conversione all'amore riconoscente (1)

14 Gennaio 2012 , Scritto da Citocromo Con tag #Riflessioni teologiche

“Qual è la prima caratteristica della vita filiale? Forse sarà la docilità filiale, la generosità nel servizio di Dio, l’offerta di noi stessi per glorificare Dio? No, l’atteggiamento filiale fondamentale è quello dell’amore riconoscente: gustare la bontà di Dio e ringraziare Dio per la sua bontà. Dio ci dà il suo amore gratuito, la sua grazia. La prima cosa da farsi è riconoscere con gratitudine questo amore gratuito. Dio dà la grazia e noi rendiamo grazie. […] Si è osservato che Paolo invita molto alla fede in Dio e alla carità fraterna, ma non invita mai i cristiani ad amare Dio. Questo può sembrare strano, però si deve notare che Paolo invita spesso a ringraziare Dio: è il suo modo di insegnare il primo comandamento: «Amerai il Signore Dio tuo», cioè la forma del nostro amore verso Dio deve essere anzitutto la gratitudine, l’amore riconoscente. Nella sua prima lettera, la più antica conservata, la 1Tessalonicesi, scritta poco dopo l’inizio del suo apostolato in Europa, Paolo dà come orientamento cristiano il rendere grazie in ogni circostanza: «In ogni circostanza rendete grazie: questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi» (1Ts 5,18). È forte dire ai nuovi cristiani: «In ogni circostanza, rendete grazie». Però è l’orientamento fondamentale. Un cristiano sa che tutto viene dal Signore, che tutti i doni sono espressione del suo amore per noi. Il cristiano sa, grazie alla luce che viene dalla croce, che anche le prove sono accompagnate da grazie preziose. Perciò in ogni circostanza è possibile rendere grazie, perché in ogni circostanza la grazia ci è offerta. È possibile ed è doveroso, per ricevere pienamente la grazia, riceverla con gratitudine. Nella Lettera agli Efesini, Paolo insiste di più (Ef 5,18-20): «Siate colmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo». Occorre rendere continuamente grazie per tutto. Ecco l’atteggiamento fondamentale, il tipo di conversione da fare. Se non l’abbiamo già fatto, è urgente assumere questo atteggiamento. Nella Lettera ai Colossesi san Paolo ci invita ad «abbondare nel rendimento di grazie» (2,7). In Col 3,15-17, in tre versetti, Paolo insiste tre volte sulla riconoscenza. Col 3,15 riguarda l’atmosfera spirituale della vita cristiana: pace, unione, gratitudine («E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E siate riconoscenti»). Col 3,16 si riferisce poi all’accoglienza della Parola ispirata («La parola di Cristo dimori tra voi abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali»). La nostra liturgia deve essere veramente eucaristica, piena di gratitudine, espressione di riconoscenza. Col 3,17, infine, riguarda tutta l’attività esterna: il parlare e l’agire («E tutto quello che fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre»). Quindi non soltanto la nostra liturgia, ma tutta la nostra vita, tutto quello che diciamo e facciamo, tutto deve essere espressione di amore riconoscente («Tutto nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre»): orientamento fondamentale del cristiano. A maggior ragione, deve esserlo l’orientamento specifico della vita religiosa.

(continua)

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