Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità
DIMORARE IN DIO

Scoprire Gesù Cristo

25 Novembre 2012 , Scritto da Dimorare in Dio Con tag #Magistero

« [...] Sì, questo è da ricordare e da capire: Cristo non è lontano nei secoli e nei luoghi propri della sua apparizione storica; Cristo è venuto nel mondo per vivere la sorte dell’intera umanità, per assorbire in Sé quanto di umano possiede la stirpe di Adamo, all’infuori, s’intende, della macchia originata dal primo fallo, e venuto per riflettere ed emanare da Sé, sul mondo, quanto di umano e di divino Egli ha destinato a nostro conforto, a nostro esempio, a nostra luce, a nostra salvezza. Cristo è vicino, Cristo è presente, Cristo è nostro, se lo sappiamo capire ed accogliere: il Presepio ce lo ricorda.

Noi ne abbiamo avuto l’interiore, confermata certezza nel Nostro recente pellegrinaggio a Betlem, dove il vostro ricordo Ci è stato cordialmente presente, pensando che tra l’uomo moderno, in cerca di elevazione e di pienezza, tra voi Lavoratori specialmente che dell’uomo moderno siete, sotto molti aspetti, i rappresentanti qualificati, e Gesù Cristo, il Bambino silenzioso, povero e inerme, «il Figlio dell’uomo» posto al centro della storia e della profezia, tra voi, diciamo, e Cristo esiste una simpatia profonda, una parentela naturale, una corrispondenza congeniale, che attende d’essere riscoperta, perché la gioia, l’energia, la speranza, la pace, il vero e perfetto umanesimo, in una parola, abbia a inondare il mondo. Attende d’essere riscoperto il rapporto fra Cristo e l’uomo; fra Gesù e l’atteggiamento di lavoratore, assunto come tipico dalla società contemporanea.

Figli carissimi, anche per questo abbiamo pregato a Betlem; abbiamo pregato perché voi possiate capire chi è Cristo per voi.

La Nostra preghiera, allora come adesso, ha coscienza di lottare contro un’enorme barriera di obbiezioni, di difficoltà, di opposizioni, di negazioni, di apostasie, che separa tuttora il mondo del lavoro da Cristo. Sappiamo come Egli, il viandante che si fa compagno al fianco dell’uomo, sia che questi corra nuove strade veloci, o sia che stenti nella stanchezza il suo arduo cammino, Egli è stato dichiarato da tanti e tante volte estraneo, sconosciuto, inutile, quando addirittura non sia stato accusato di essere l’ostacolo, l’avversario, il nemico, da crocifiggere ancora, oggi come nel venerdì esecrando e santo di allora. «Chi è Cristo? a che cosa mi serve? conosce Lui i miei problemi? come può, Lui, aiutarmi a risolverli? e che relazione esiste fra Lui e questo avvento del mondo nuovo?»: questioni queste, che sono in fondo all’animo di tanti lavoratori, e che spesso vengono alle labbra senza trovare risposta.

No; una risposta comincia ad essere formulata e pronunciata; e proprio da voi, artefici dei vostri Presepi. Costruendo il Presepio, e cercando di collocare nel minuscolo panorama il Bambino misterioso in modo che si veda, in modo che faccia ricordare quella notte meravigliosa, in modo che faccia pensare qualche cosa, che sia messo lì, come simbolo di umanità povera, ma innocente, piccola, ma divina, voi avete intuito che il Natale non è una bella favola, non è un mito grazioso, non è una tradizione folcloristica, ma è il punto focale della storia, è la radice della civiltà, e, al tempo stesso, la spiegazione ed il mistero dei problemi fondamentali della vita; si, anche della vostra vita.

Quali sono i problemi fondamentali della vostra vita? oh, quale immensa domanda! ; ma riduciamola ora all’essenziale.

Non cercate voi, figli del lavoro, per tanti secoli schiavi della fatica, vincolati alla terra, alle espressioni più materiali e più dure dell’opera umana e ancor oggi moralmente legati da tanti insufficienti maestri alla considerazione di ciò che è puramente materiale, sensibile, economico, non cercate voi chi dichiari sacra la vita, degna ogni vita, libero cioè l’uomo dalle catene che il primato del materialismo e dell’egoismo economico, volendo o no, ha stretto non solo intorno ai polsi del lavoratore, ma al suo cuore, al suo spirito, al suo destino di creatura di Dio? Non cercate voi, colleghi delle officine, dei campi, della organizzazione tecnica e burocratica della società, non cercate voi un principio, un titolo, una ragione, che renda gli uomini eguali, solidali fra loro, che renda fratelli, non per l’odio contro altri uomini, e non solo per la tutela classista di interessi economici e sociali, quanti vivono in una comunità naturale, quanti cospirano a formare una società umana, quanti sentono la grandezza d’essere un popolo? E non cercate poi, voi, magnifici trasformatori delle cose, che, per così dire, traete pane dalle pietre, che fecondate la terra, che impiegate le sue segrete energie in meravigliosi strumenti, che generate ricchezze capaci di cambiare il volto e il costume della società, non cercate voi, a lavoro compiuto, tante altre conquiste che il lavoro non dà: e come godere saggiamente delle cose utili, da voi adattate ai bisogni e ai piaceri della vita; e come temperare questo godimento, che può degenerare in stolta sazietà; e come arrivare a beni superiori, a quelli dello spirito, alla verità, all’amore; e come essere garantiti che, al termine di questa suprema aspirazione, non troverete, come tanti ciechi guide di ciechi, la noia, la delusione, l’assurdo, la morte?

Immensa domanda, dicevamo. Ma altrettanto immensa risposta, per chi, ripetiamo, sa riscoprire Cristo. Immensa e semplice; e sempre lì, umile, umana, vittoriosa, irraggiante dal Presepio: è Cristo, il Dio fatto uomo, che proclama la dignità della vita, e perciò il suo carattere sacro e supremo; è Lui perciò il liberatore dai confini, dai vincoli che costringono l’uomo nella statura inferiore delle sue espressioni materiali e animali, e l’innalza alla statura di figlio di Dio; è Lui che porta, col dono di Sé, l’amore al mondo, e riannodando i rapporti dell’uomo con Dio, rapporti ineffabili di figli al Padre dei cieli, rende eguali e fratelli fra loro gli uomini; è Lui, che facendosi nostra carne, santifica e benedice le cose della terra e della vita, e ci insegna a scoprirvi sapienza e bellezza, a goderne con temperanza, ad ordinarle alla conquista finale d’un bene trascendente ed eterno.»

(da Paolo Vi, Omelia, 26-01-1964)

Pubblicità
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post