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DIMORARE IN DIO

Umiltà per aprirsi alla fede

21 Gennaio 2012 , Scritto da Citocromo Con tag #Magistero

[...]È stato così fin dall’inizio: “Ai poveri è annunciata la buona novella” (Lc 7,22), ha detto Gesù ai messaggeri di Giovanni, e il suo primo “beati” lo ha riservato a loro (Mt 5,3). È la gente umile, respinta e disprezzata, che lo capisce ed accorre a lui. Con essa egli stabilisce un’intesa immediata; è gente che sa di non sapere e di non valere nulla, sa di aver bisogno di aiuto e di perdono; per questo, quando egli parla dei misteri del regno e quando dice di essere venuto a recare il perdono di Dio e la salvezza, trova in essi cuori aperti a comprenderlo.

Non così i “sapienti” e gli “intelligenti”: essi si sono formata una loro visione di Dio e del mondo e non sono disposti a cambiarla. Credono di sapere tutto di Dio, di possedere la risposta risolutiva, di non avere nulla da imparare: per questo rifiutano la “buona notizia”, che appare così strana e in contrasto con i capisaldi della loro “Weltanschauung”. È un messaggio che propone certi capovolgimenti paradossali, che il loro “buon senso” non può accettare.

Così avveniva ai tempi di Gesù, così a quelli di sant’Agnese; così avviene anche oggi, ed anzi, oggi forse in modo tutto particolare. Viviamo in una cultura che tutto sottopone ad analisi critica e lo fa spesso assolutizzando criteri parziali, per loro natura inadatti alla percezione di quel mondo di realtà e di valori, che sfugge al controllo dei sensi. Cristo non chiede all’uomo di rinunciare alla propria ragione. E come potrebbe, se è stato lui stesso a donargliela? Quel che gli chiede è di non cedere all’antica suggestione del tentatore, che continua a fargli balenare dinanzi l’ingannevole prospettiva di poter essere “come Dio” (cf. Gen 3,5). Solo colui che accetta i suoi limiti intellettuali e morali e si riconosce bisognoso di salvezza, può aprirsi alla fede e nella fede, incontrare, in Cristo, il suo Redentore.

(da Giovanni Paolo II, Omelia all'Almo Collegio di Capranica, 21-01-1980)

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