La misericordia di Dio e la Chiesa
Quando si parla della misericordia di Dio, a volte lo si fa in modo banale e impreciso, senza alcun riferimento al Vangelo. La misericordia non è soltanto «il volto taciuto di Dio»1, ma anche quello più frainteso e poco conosciuto, come si può capire da diverse affermazioni, quali «parlare troppo di misericordia è pericoloso» - come è stato scritto in un articolo2 commentando le parole di un cardinale - o «Dio è misericordioso ma anche giusto» oppure «non c'è misericordia senza pentimento». L'annuncio da parte di Papa Francesco di un anno giubilare straordinario della misericordia (08.12.2015 – 20.11.2016) ci spinge, quindi, ad approfondire questo tema importante e fondamentale della fede cristiana. In questo articolo vogliamo sottolineare solo alcuni aspetti essenziali della misericordia di Dio, che sono quasi sempre fraintesi quando si parla di essa. In particolare, vedremo il legame tra pentimento e misericordia, tra giustizia e misericordia, tra senso del peccato e misericordia e il rapporto tra la Chiesa e la misericordia.
Perché parlare di misericordia? Come dice Papa Francesco, «il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi»3, dato che il Vangelo non è altro che «la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio verso i peccatori»4. In un tempo «malato di cinismo»5, in cui a diversi livelli «manca il cuore»6, parlare di misericordia significa invitare l'uomo a fare esperienza di un cuore, quello del Padre, che è rivolto verso i miseri, che è vicino ai poveri ed è per i poveri7. Parlare di misericordia significa comprendere meglio qual è l'identità di Dio e quella dell'uomo.
Citando le parole di san Tommaso d'Aquino, il Papa ci ricorda che «è proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza»8. Quindi, riprendendo il testo della colletta della XXVI domenica del T.O.9, possiamo dire che Dio rivela la sua onnipotenza paterna attraverso la misericordia ed il perdono «dal momento che egli manifesta al massimo grado la sua potenza perdonando liberamente i peccati»10. Inoltre, alcuni Padri della Chiesa dicono che quella divina non è una «misericordia lenta»11. Dio non attende che il peccatore si converta per usargli misericordia, ma è proprio attraverso la scoperta di essere amato da un amore che non viene mai meno che il peccatore si pente e cambia vita. Dio non abbandona mai l'uomo peccatore, ma continua ad amarlo anche se questi gli volta le spalle. A questo riguardo è emblematico il comportamento del padre misericordioso della parabola evangelica12, il quale non smette mai di essere padre13, di attendere e di amare il figlio che si è allontanato da lui.
Per designare la misericordia di Dio per l'uomo, il Nuovo Testamento (= NT) usa il verbo greco splanchnìzomai14, il quale indica una commozione forte e profonda tanto da essere percepita anche fisicamente fin nelle «viscere» (il termine splanchnon15 indica il luogo in cui viene percepita: le viscere o l'utero materno). Questa commozione è il sentimento di una madre nei confronti del figlio che porta in grembo. Non si può immaginare un’emozione più intima e più intensa di questa. Nel NT questo verbo compare solo nei Vangeli ed è sempre riferito o a Dio o a Gesù: ossia, soltanto Dio è capace di provare questa forma di amore «viscerale». Percepire questa compassione, però, non significa dare corso al sentimentalismo o all'emotività, ma sentire il richiamo dell'umano presente in noi ed aprirsi alla relazione che ci spinge a farci prossimo dell'altro: «Essa designa l'intensa commozione e pietà da cui fu afferrato un samaritano, che passava per quella stessa strada. Non pensiamo soltanto a un risveglio di buoni sentimenti […] questa parola allude all'immensa tenerezza che Dio prova per ogni uomo. Dobbiamo pensare che con questa parola il racconto evangelico voglia descrivere un evento misterioso che è accaduto nel cuore del samaritano e lo ha, per così dire, attratto nello stesso movimento di misericordia con cui Dio ama gli uomini»16. Il samaritano e il padre misericordioso si sentono scossi fin nelle viscere, perciò, devono farsi prossimi del malcapitato e del figlio, non possono sottrarsi a questo moto interiore17. Farsi prossimi significa amare come Dio ama: «Farsi prossimo, questo significa essere misericordiosi, aver cura dell’altro, così radicalmente da sentirsi a pezzi di fronte al suo male, e cercare in tutti i modi di guarirlo»18.
Ma cosa viene prima, la misericordia di Dio o il pentimento dell'uomo? Bisogna sottolineare che la misericordia precede19 e suscita il pentimento del peccatore; il pentimento si verifica a causa dello stupore di aver scoperto l'infinita bontà di Dio, nel momento in cui l'uomo si accorge di avere tradito l'amore che Dio ha per lui e ne prova dolore. A questo punto si apre alla divina misericordia e la accoglie: «L'accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe»20. Inoltre, non bisogna dimenticare che Dio perdona senza condizioni: il padre perdona il figlio che ha sperperato una parte dei suoi beni, anche se questi torna a casa spinto dalla fame e non dal pentimento, senza pretendere niente da lui; allo stesso modo Gesù perdona l'adultera senza esigere il pentimento o le scuse della donna21. Tuttavia, quando l'uomo, mosso dalla grazia, risponde all'amore misericordioso di Dio, con il pentimento accoglie il suo amore e il suo perdono. Poi, l'accoglienza della misericordia di Dio giustifica l'uomo: «La giustificazione separa l'uomo dal peccato che si oppone all'amore di Dio, e purifica dal peccato il suo cuore. La giustificazione fa seguito alla iniziativa della misericordia di Dio che offre il perdono. Riconcilia l'uomo con Dio. Libera dalla schiavitù del peccato e guarisce»22.
Il legame tra la misericordia e la giustizia di Dio merita una attenta considerazione, dato che risulta essere poco chiaro. Infatti, alcuni, portando avanti un'immagine di Dio ormai superata, pensano che Dio sia giusto perché premia i buoni e castiga i cattivi e che la divina misericordia sia una attenuazione della sua giustizia. In realtà, a nostro parere, la prospettiva da cui guardare queste due categorie teologiche è un'altra. Conviene partire dalla spiegazione data da Benedetto XVI: «Giustizia e misericordia, giustizia e carità, cardini della dottrina sociale della Chiesa, sono due realtà differenti soltanto per noi uomini, che distinguiamo attentamente un atto giusto da un atto d’amore. Giusto per noi è “ciò che è all’altro dovuto”, mentre misericordioso è ciò che è donato per bontà. E una cosa sembra escludere l’altra. Ma per Dio non è così: in Lui giustizia e carità coincidono; non c’è un’azione giusta che non sia anche atto di misericordia e di perdono e, nello stesso tempo, non c’è un’azione misericordiosa che non sia perfettamente giusta. Come è lontana la logica di Dio dalla nostra! E come è diverso dal nostro il suo modo di agire!»23. In Dio la misericordia non è una realtà diversa dalla giustizia, dato che in lui misericordia e giustizia coincidono; possiamo dire che Dio è giusto poiché è misericordioso: «Se la misericordia è la proprietà fondamentale di Dio, allora essa non può essere un’attenuazione della giustizia, ma bisogna piuttosto concepire la giustizia di Dio partendo dalla sua misericordia. La misericordia è allora la giustizia specifica di Dio»24. Pertanto, la giustizia di Dio coincide con la sua misericordia, in quanto Dio con la sua misericordia giustifica, ossia rende giusto il peccatore che la accoglie mediante la fede in Gesù Cristo25; così, l'uomo ritrova quella pienezza di vita e di santità che aveva perso a causa del peccato. Inoltre, la misericordia non sospende il giudizio di Dio, poiché la misericordia stessa è giudizio, ma un giudizio scaturito dal suo amore: «La misericordia, pertanto, non sospende il giudizio di Dio, ma gli offre un’interpretazione speciale: lo qualifica come un giudizio di salvezza, dal momento che “il rigore della giustizia divina è sempre subordinato alla sua carità, da cui procede”. Nel cristianesimo non si dà né un giudizio senza misericordia né una misericordia senza giudizio»26. A questo riguardo, non bisogna dimenticare che in Cristo crocifisso il giudizio di Dio non è di condanna ma di misericordia e di perdono: «Dio ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Dio non condanna, Lui solo ama e salva»27.
Nella bolla di indizione dell'anno santo della misericordia il Papa invita tutta la Chiesa a «tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell'agire del Padre»28. La contemplazione del volto misericordioso di Dio, rivelato da Gesù Cristo, è la chiamata per la Chiesa intera ad incontrare la misericordia di Dio e a convertirsi ad essa. Come il Papa ha ricordato in diverse occasioni, è solo grazie all'incontro con l’amore di Dio che siamo riscattati dalla nostra coscienza isolata e dall’«autoreferenzialità»29. L'autoreferenzialità è un pericolo per la Chiesa: essa, infatti, è sempre tentata di ripiegarsi su se stessa, quasi fosse una cittadella fortificata, dimenticando la propria vocazione e impedendo a se stessa di manifestare la propria realtà sacramentale. La Chiesa vive esclusivamente della misericordia di Dio e perciò è chiamata ad imparare ogni giorno la logica della misericordia, perché «nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia»30. Solo una Chiesa che si lascia plasmare dalla misericordia del Padre celeste, che vive del suo amore e che «sente in maniera forte l'urgenza di annunciare la misericordia di Dio»31 può guarire dall'autoreferenzialità, imparare ad aprirsi a tutti gli uomini e a farsi prossima.
Innanzitutto, è la Chiesa a dover sperimentare su se stessa la misericordia di Dio: essa «non è solo lo strumento della misericordia di Dio, ne è anche l’oggetto. In quanto corpo di Cristo, è da Lui redenta. Ma al proprio interno la Chiesa comprende dei peccatori e quindi deve costantemente essere purificata per poter comparire davanti a lui santa e immacolata (cfr Efesini 5,27). Di conseguenza, essa deve costantemente esaminarsi e chiedersi se davvero vive quello che è e che dovrebbe essere»32. A questo riguardo, il Papa Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo dell'anno 2000, ha esortato la Chiesa ad esaminarsi, a farsi carico del peccato dei suoi figli e a chiedere perdono a Dio: solo in questo modo essa può diventare sempre più trasparente al Vangelo del suo Signore33. La Chiesa, infatti, non deve dimenticare di essere una comunità santa di peccatori perdonati, a cui è stata fatta misericordia: «la Chiesa [...] comprende nel suo seno i peccatori, santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento»34. Quando nella liturgia eucaristica essa compare davanti a Dio (ad esempio, all'atto penitenziale e prima della comunione), sente sempre, prima di tutto, il bisogno di riconoscersi «bisognosa» della misericordia del Padre e del suo perdono, senza il quale non può vivere. Quando Giovanni Paolo II ha chiesto perdono per i peccati commessi dai figli della Chiesa nel corso della storia e quando, di fronte all'orrore della pedofilia all'interno della Chiesa, Benedetto XVI ha dichiarato che «la Chiesa ha profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, d’imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia»35, i due Papi hanno mostrato a tutto il mondo il volto di una Chiesa che non dimentica i propri peccati e il suo costante bisogno di chiedere perdono a Dio, una Chiesa che si preoccupa della trave presente nel proprio occhio invece di guardare alla pagliuzza che è nell'occhio degli altri.
Nella colletta del lunedì della III settimana di Quaresima la Chiesa prega così: «Ecclesiam tuam, Domine, miseratio continuata mundet et muniat, et quia sine te non potest salva consistere, tuo semper munere gubernetur» («O Signore, la tua continua misericordia purifichi e rafforzi la tua Chiesa e, poiché non può restare sana senza di te, [essa] sia governata sempre dal tuo aiuto»36). Con questa preghiera la Chiesa riconosce davanti a Dio di aver sempre bisogno di una sola cosa: la sua «continua misericordia». Essa si rimette, si abbandona alla misericordia del Padre, perché sa molto bene che la sua santità non viene da lei ma unicamente dalla divina misericordia, che la purifica dai peccati dei suoi membri e la rafforza per continuare il suo cammino di rinnovamento nel mondo. Inoltre, i membri della Chiesa possono riconoscere il loro peccato soltanto dopo aver fatto esperienza della «continua misericordia» di Dio. Infatti, contemplando lo sguardo misericordioso di Cristo crocifisso, davanti all'amore nella sua forma più radicale37 possiamo riconoscere il nostro peccato e il suo amore senza misura, la sua infinita misericordia per noi.
Uno slogan ripetuto molto spesso da diverse parti è questo: «oggi si è perso il senso del peccato», ma quasi mai si cerca di individuarne le cause e di approntarvi i giusti rimedi. Alcuni propongono un ritorno ai giudizi di condanna per poter risvegliare questo senso del peccato. Tuttavia, chi legge il Vangelo sa perfettamente che l'unico rimedio a questo male è la «medicina della misericordia», che il Papa Giovanni XXIII ha raccomandato a tutta la Chiesa nel discorso di apertura del Concilio. Solo una Chiesa che annuncia, manifesta e condivide la misericordia che ha sperimentato su di sé può risvegliare nell'uomo contemporaneo il senso del peccato. Solo rendendo il Dio misericordioso presente in questo mondo e aprendo agli uomini l'accesso a lui38 e alla sua misericordia, l'uomo può ritrovare il senso del peccato. Solo quando l'uomo si pone davanti a Dio e incontra la sua misericordia che gli offre il perdono, egli può riconoscere il proprio peccato. Infatti, il senso del peccato nasce a partire dall'esperienza di un rapporto personale con il Padre misericordioso: «Il peccato è la violazione di una confidenza, di un rapporto personale; è - come ce lo presenta la Bibbia - rottura di alleanza. L'uomo vive l'esperienza del male, ma non conosce il peccato se non quando si riconosce dinnanzi a Dio, perché il peccato non è possibile che in una situazione di relazione. E occorre subito aggiungere che questa relazione è una relazione di amore. Il peccato acquista infatti il suo vero significato solo all'interno della proclamazione della grazia del perdono, nel contesto della riconciliazione offerta all'uomo da Dio. La risposta al problema del peccato è essenzialmente l'annuncio della remissione dei peccati acquisita una volta per tutte in Gesù Cristo»39. Per questo motivo ritengo che l'affermazione «parlare troppo di misericordia è pericoloso»40 sia completamente errata. Infatti, la Chiesa non può essere avara ma prodiga di misericordia, perché, in questo modo, rivelando il volto misericordioso di Cristo, permette ad ogni uomo di ritrovare se stesso nello sguardo del Signore, quello sguardo che solo può suscitare nel peccatore le lacrime del pentimento41.
Quando in alcuni ambienti si continua a ripetere che «non c'è misericordia senza pentimento», ciò vuol dire che non si è conosciuto il Dio rivelato da Gesù Cristo. Come già detto, Dio non attende il pentimento dell'uomo per usare misericordia, ma usa misericordia per suscitare il pentimento42; ossia, il perdono di Dio precede il pentimento, poiché solo lo stupore suscitato dalla benevolenza e dal perdono gratuito di Dio permette di riconoscere fino in fondo la gravità del proprio peccato, di provarne dolore, e di convertirsi. Con il pentimento e la conversione l'uomo accoglie il perdono di Dio. Quindi, la fonte della conversione è il perdono gratuito di Dio. Infatti, solo davanti al Crocifisso, ossia davanti all'amore radicale fino al dono totale di sé e al perdono senza limiti, si può scoprire la natura del peccato, che consiste nel possesso geloso di ciò che siamo e abbiamo e nell'affermare noi stessi sopra e contro gli altri43. Questa scoperta ci permette di ritrovare il senso del peccato: «Cogliere questo amore è condizione indispensabile per far nascere in sé una coscienza di peccato e avvertire il dolore di aver offeso questa volontà buona. Se non si gusta tale benevolenza, sarà impossibile provare poi il dispiacere sincero per averla in qualche modo rifiutata»44. La presa di coscienza della natura e della gravità del peccato apre l'uomo allo stupore davanti alla misericordia di Dio, la quale gli permette di ritrovare se stesso e di riconoscersi come grazia e dono: «l’uomo è una creatura di dono: egli infatti è attraversato a tal punto dalla gratuità che le sue origini, il suo perdurare nell’esistenza e la sua stessa morte stanno nell’unica misteriosa orbita della misericordia»45. Inoltre, la scoperta inattesa dell'amore gratuito del Padre è seguita dall'accoglienza festosa di questo amore: «Quando ci accorgiamo che l'amore che Dio ha per noi non si arresta di fronte al nostro peccato, non indietreggia dinanzi alle nostre offese, ma si fa ancora più premuroso e generoso; quando ci rendiamo conto che questo amore è giunto fino a causare la passione e la morte del Verbo fatto carne, il quale ha accettato di redimerci pagando col suo sangue, allora prorompiamo nel riconoscimento:“Sì, il Signore è ricco di misericordia”, e diciamo perfino: “Il Signore è misericordia”. Il mistero della pietà è la via aperta dalla divina misericordia alla vita riconciliata»46. Quando avviene la conversione, l'uomo guarisce dall'illusione dell'autosufficienza e dall'egoismo, scopre la sua «indigenza» di Dio e degli altri, si apre alla gratitudine e alla gioia ed è spinto a farsi dono per gli altri47.
Scrive Papa Francesco: «La prima verità della Chiesa è l'amore di Cristo. Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini. Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre»48. La Chiesa nasce dall'amore misericordioso del Padre, che ci ha accolti, amati e perdonati nel Figlio suo, e vive di questo amore. Una Chiesa capace di misericordia, quindi, non è altro che una Chiesa che è stata accolta, amata e perdonata e che, avendo sperimentato per se stessa l'amore di Dio in Cristo crocifisso, è capace di manifestare questa accoglienza, questo amore e questo perdono a tutti gli uomini. É una Chiesa penitente e colma di gioia per il perdono e la misericordia che le è stata fatta quella che «vuole mostrarsi madre amorevolissima di tutti, benigna, paziente, mossa da misericordia e da bontà»49 verso tutti e che accoglie tutti senza porre condizioni. Infatti, la misericordia, il perdono e l'accoglienza non sono atti che semplicemente la Chiesa fa agli uomini, ma due doni gratuiti che la Chiesa riceve per prima e che non può che condividere con gli altri; ossia, la Chiesa riceve in dono la misericordia e l'accoglienza del Padre e, plasmata da esse, invita con gioia e gratuitamente gli uomini a condividere questa sua esperienza: la grazia di gustare questi doni gratuiti del Padre. La vocazione della Chiesa è quella di diventare trasparenza della misericordia del Padre e tutte le sue strutture devono rendere visibile il perdono e l'accoglienza del Padre: «Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, ovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un'oasi di misericordia»50. In diverse occasioni Papa Francesco ha esortato i cristiani al rinnovamento delle strutture ecclesiali «poco accoglienti»51 e li ha messi in guardia da un «comportamento burocratico»52. I cristiani non possono essere burocrati del perdono e dell'accoglienza; come già detto, essi devono essere trasparenza della misericordia del Padre, quella misericordia che è accoglienza, stretta di mano, carezza, abbraccio. Perciò, l'accoglienza dell'altro non è una formalità né un dovere moralistico, ma l'intima esigenza di una Chiesa penitente e accolta dalla misericordia del Padre, che condivide ciò che ha ricevuto53. Questa accoglienza non può avvenire sulla soglia ma al centro, al cuore della comunità cristiana, e in spirito di fraternità, in modo tale che l'ospite sia senta accolto, perdonato e amato ed entri a far parte della vita comunitaria. Come ci ha ricordato Papa Francesco, la Chiesa «non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa»54 e «dev’essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo»55. Insomma, siamo chiamati a gustare e ad imparare la misericordia per diventare misericordiosi come il Padre56.
© O.G. (@DimorareinDio)
1 W. KASPER, Il volto taciuto di Dio, Il Regno-attualità, 4/2015, p. 218
2 M. MATZUZZI, Piano con la misericordia. Consigli al Papa dal card. Meisner per non farsi confondere con Scalfari: http://www.ilfoglio.it/articoli/2014/01/01/consigli-al-papa-dal-card-meisner-per-non-farsi-confondere-con-scalfari___1-v-118101-rubriche_c123.htm
3 FRANCESCO, Misericordiae vultus, n. 1; Cf. SAN TOMMASO D'AQUINO, Somma teologica, II-II, q. 30, a. 4: «Il compendio della religione cristiana consiste nella misericordia e nella pietà»
4 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1846; Cf. FRANCESCO, Misericordiae vultus, n.1: «Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio»
5 M. G. MASCIARELLI, Misericordia, la prima verità cristiana, Il Regno-documenti, 29/2015, p. 26; Cf. anche FRANCESCO, Evangelii Gaudium, n. 54: «Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza. Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete»
6 Ibid., p. 26
7 Cf. W. KASPER, Misericordia. Concetto fondamentale del Vangelo – Chiave della vita cristiana, Queriniana, 2013, p. 24
8 FRANCESCO, Misericordiae vultus, n. 6
9 Cf. Ibidem
10 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 270
11 SAN PIETRO CRISOLOGO, Omelie per la vita quotidiana, Città Nuova Editrice, 1978, pp. 78-80; Cf. in commento all'episodio del buon ladrone: SAN CIRILLO DI GERUSALEMME, Le Catechesi, Città Nuova Editrice, 1993, p. 279: «La domanda non richiedeva di essere subito esaudita, ma la grazia venne rapidissima»; SANT'AMBROGIO, Exp. in Ps. XXXVII, 18: «Quello stava ancora pregando che si ricordasse di lui, quando fosse arrivato nel regno, e il Signore già gli concedeva il regno dei cieli. Che miseriordia veloce! È più lenta la richiesta di chi prega che la concessione della ricompensa»
12 Cf. Lc 15,11-32
13 Cf. SAN PIETRO CRISOLOGO, Omelie per la vita quotidiana, Città Nuova Editrice, 1978, pp. 72-73, 78-80
14 Cf. ad esempio Mt 9,36; 14,14; 15,32; 18,27; 20,34; Mc 1,41; 6,34; 8,2; Lc 7,13; 10,33; 15,20
15 Cf. H. KÖSTNER, Splanchnon, in G. KITTEL – F. GERHARD, Grande lessico del Nuovo Testamento, XII, Paideia, 1972, pp. 903-934
16 C. M. MARTINI, Farsi prossimo, Lettera alla diocesi, 9 dicembre 1986, n. 3
17 Cf. M. CACCIARI, Prefazione in W. KASPER, La sfida della misericordia, Qiqajon, 2015, p. 13; Cf. SAN PIETRO CRISOLOGO, Omelie per la vita quotidiana, Città Nuova Editrice, 1978, pp. 72-73: «Presso il padre non intercedono estranei; è lo stesso affetto, nell'intimo del suo cuore, ad intervenire ed implorare. Le viscere del padre sono spinte a generare nuovamente il figlio attraverso il perdono»
18 Ibidem
19 Cf. BENEDETTO XVI, Deus caritas est, n. 17; Cf. anche Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 604
20 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1847
21 Cf. Lc 15,11-32 e Gv 8,1-10; Cf. R. E. BROWN, Giovanni, 1, Cittadella, 1979, p. 437: «il solo giusto che avrebbe potuto condannarla la perdona, senza interrogarla su ciò che ha fatto e senza esigere scuse. La durezza della legge è stata soppiantata dalla leggerezza (misericordiosa) del dito di Dio che scrive sulla sabbia». Sulla base di ciò, non si capisce come nella Relazione finale del Sinodo 2015 si sia potuto scrivere che negli incontri di Gesù con la samaritana e l'adultera si sia destata in loro la «percezione del peccato» (cf. n. 41). In generale, come spieghiamo in questo articolo, è vero che «la percezione del peccato si desta davanti all’amore gratuito di Gesù», ma nell'incontro con la samaritana e l'adultera non è detto che in queste due donne si sia destata tale percezione. Forse si ha paura di ammettere che la misericordia è totalmente gratuita e che è indipendente dalla disposizione interiore della persona?
22 Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1990
23 BENEDETTO XVI, Discorso in occasione della visita pastorale alla Casa Circondariale Nuovo Complesso di Rebibbia, 18 novembre 2011
24 W. KASPER, Misericordia. Concetto fondamentale del Vangelo – Chiave della vita cristiana, Queriniana, 2013, p. 137
25 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1991; cf. anche GIOVANNI PAOLO II, Dives in misericordia, n. 7
26 M. G. MASCIARELLI, Misericordia, la prima verità cristiana, Il Regno-documenti, 29/2015, p. 26
27 FRANCESCO, Parole del Santo Padre durante la Via Crucis al Colosseo, Venerdì Santo, 29 marzo 2013
28 FRANCESCO, Misericordiae vultus, n. 3
29 Cf. FRANCESCO, Evangelii Gaudium, n. 8
30 FRANCESCO, Misericordiae vultus, n. 10
31 Ibid., n. 25
32 W. KASPER, Il messaggio della misericordia, Aggiornamenti Sociali, ottobre 2014, p. 631
33 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Tertio Millennio Adveniente, n. 33
34 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Lumen gentium, n. 8
35 BENEDETTO XVI, Risposta alle domande dei giornalisti durante il volo da Roma a Lisbona, 11 maggio 2010
36 Offriamo qui una traduzione letterale della colletta tratta dal Messale Romano (editio typica del 1970-2002). Il corsivo è nostro.
37 Cf. BENEDETTO XVI, Deus caritas est, n. 12
38 Cf. BENEDETTO XVI, Messaggio al card. A. Bagnasco in occasione del convegno “Dio oggi: con lui o senza di lui cambia tutto”, 7 dicembre 2009
39 G. PIANA, Cos'è il peccato?, Via, Verità, Vita, 146/1994
40 M. MATZUZZI, Piano con la misericordia, vedere nota 2
41 Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1429
42 Cf. Lc 15,1; 7,36-50; 19,1-10; 23,34; Rm 5,6-11; 11,30-33; Cf. GIOVANNI PAOLO II, Dives in misericordia, n. 13: «La conversione a Dio consiste sempre nello scoprire la sua misericordia ... La conversione a Dio è sempre frutto del “ritrovamento” di questo Padre che è ricco di misericordia. L'autentica conoscenza del Dio della misericordia, dell'amore benigno è una costante ed inesauribile fonte di conversione, non soltanto come momentaneo atto interiore, ma anche come stabile disposizione, come stato d'animo. Coloro che in tal modo arrivano a conoscere Dio, che in tal modo lo “vedono”, non possono vivere altrimenti che convertendosi continuamente a lui. Vivono, dunque, in stato di conversione»
43 Cf. arpaghmòn di Fil 2,6; Cf. anche Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 398-401
44 A. CENCINI, Vivere riconciliati. Aspetti psicologici, EDB, 1985, p. 33
45 M. G. MASCIARELLI, Misericordia, la prima verità cristiana, Il Regno-documenti, 29/2015, p. 25
46 GIOVANNI PAOLO II, Reconciliatio et paenitentia, n. 22
47 BENEDETTO XVI, Messaggio per la Quaresima 2010, 30 ottobre 2009
48 FRANCESCO, Misericordiae vultus, n. 12
49 GIOVANNI XXIII, Gaudet Mater Ecclesia, Discorso di apertura del Concilio Vaticano II, 11 ottobre 1962
50 FRANCESCO, Misericordiae vultus, n. 12
51 FRANCESCO, Evangelii Gaudium, n. 63
52 Ibidem
53 Cf. 2Cor 1,3-4; Cf. anche FRANCESCO, Misericordiae vultus, n. 9
54 FRANCESCO, Evangelii Gaudium, n. 47
55 Ibid., n. 114
56 FRANCESCO, Misericordiae vultus, n. 13
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