Ballata del Pellegrino
«Andiamo di primo mattino usciamo dalla notte
lavate le mani e il cuore
e sul volto riflessa la gloria
della sua Schekinah!
Andiamo senza turbare
la luce che sorge e il canto
degli uccelli lungo la via.
Andiamo col passo del Pellegrino,
nel sacco appena un tozzo di pane
che inzupperemo all’acqua di fonte
sull’altipiano: la necessaria
eucarestia di Natura
avanti di assiderci a sera
per l’ultima Cena.
E come usavano gli antichi oranti
dal “Tetto del mondo”, ognuno
appenda al proprio bastone
il velo della sua sospirata preghiera
e il vento la porti
nella direzione che vuole.
Andiamo leggeri, prodigiosamente leggeri,
per non offender la terra,
e nulla àlteri il ritmo
del misurato respiro.
E con l’alito appena
a bolle di luce diciamo
“Gesù, figlio di Dio”-
“abbi pietà di noi”-
perché tutta la terra
sia irrorata dalla
infinita pietà.
Tutte le ferite fasciate
sozzure e immondizie
bruciate nella Gehenna,
colmate
tutte le solitudini.
O anche senza nulla pensare,
lasciare libero Iddio
che usi grazia
come a Lui piace:
poiché noi non sappiamo,
non sappiamo!
E’ già grazia
essere amati, e più ancora
lasciarsi amare; e scendere
al centro del cuore
e portare la veste nuziale
e tornare all’innocenza primeva,
tornare ad essere in pace.
Ricondurre la mente
al centro del cuore dove
finalmente celebrare l’incontro:
poiché là Egli innalza
la sua preferita dimora
la tenda dei suoi ozi,
per i giochi d’amore.
E fare del corpo
il castello
delle nozze!»
(di D.M. Turoldo; fonte: web)
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