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DIMORARE IN DIO

Tu sei un Dio senza fischietto

31 Gennaio 2015 , Scritto da DimorareinDio Con tag #Varie

di don Alessandro Pronzato
 
Signore, Tu non hai mai usato il fischietto con me. E - ho motivo di ritenere - con nessuno.
Quando ero bambino, chiunque passasse sotto la finestra di casa suonando il violino o la tromba, il flauto o il piffero, la chitarra o la zampogna, l'organino o semplicemente l'armonica a bocca, o uno zufolo rudimentale, mi buttava in strada.
Chiunque suonasse uno strumento qualsiasi - corno violoncello piatti - mi poteva portare dove voleva.
Tu sapevi questa mia debolezza e tutte le volte - quante sono state! - che volevi sloggiarmi, hai pizzicato una corda, premuto un tasto, soffiato una nota, accennato un arpeggio, liberato nell'aria un motivetto... Se penso alla mia chiamata al sacerdozio, non posso dire di aver sentito una voce. Credo di aver avvertito un suono, forse qualche accordo d'organo, come quelli che tira fuori il mio amico Piero, o la mia "sirocchia" clarissa suor Raffaella...
E io ti ho seguito, sia pure arrancando (chissà perché le tue strade non sono mai in discesa...). Ma non hai fatto ricorso al fischietto, neppure le volte che mi presentavi la croce - e non sono state poche -, nemmeno quando pretendevi ti tenessi dietro lungo la via dolorosa - ed è capitato spesso -.
Comunque, se avessi adottato il fischietto, non sarei venuto perché non ti avrei riconosciuto. 
Ho incocciato, invece, parecchi tuoi rappresentanti che si sono intestarditi a farmi rigar dritto a colpi di fischietto. Il prete all'oratorio, dopo aver fischiato i falli nella partita di pallone, usava lo stesso fischietto per mandarci in chiesa (nella tua e nostra casa!), a Messa (alla tua festa!), o a confessarci (all'abbraccio del tuo perdono!), o al catechismo (ad ascoltare notizie sul tuo conto!).
Troppi, lungo la mia strada, mi hanno parlato di Te e delle tue esigenze modulando - si fa per dire - il messaggio a colpi di fischietto. Colpi secchi rabbiosi cattivi. E io avvertivo e avverto ancor oggi, che in quel fischietto sibila un fiato che viene da un fegato guasto, risultato inequivocabile di una cattiva digestione della tua Parola, un'aria gelida, non riscaldata dal cuore, non rigenerata dalla misericordia, non percorsa dalla tua tenerezza.
E provo una ripugnanza istintiva a imboccare quella strada irta di divieti e imposizioni, dove la tirannia del codice ha soppiantato il gusto dell'esplorazione e il fascino dell'avventura.
 
Io vorrei danzare, correre per i sentieri, ruzzolare nei prati, scavalcare le siepi, scorticarmi i piedi suoi sassi, appostarmi su un roccione per contemplare il paesaggio, arrampicarmi su un albero come Zaccheo, mettermi ad urlare al tuo passaggio come il cieco Bartimeo... 
E lor, invece, si accaniscono a mettermi in riga, impormi il silenzio, e farmi procedere a passo di militare, cadenzato, con la divisa inappuntabile, disciplinatamente, come a una parata (o a un funerale?).
Io vorrei cantare a squarciagola. E loro mi ammoniscono che non sta bene. Mi costringono a gargarizzare formule che sanno di cenere. 
Io vorrei lodarti, inventando parole nuove, fresche, da innamorato. E loro mi cacciano nella strozza pagine ingiallite di vecchi libri carichi di polvere.
Perfino quando parlano d'amore, invece di imbastire un canto delicato, si preoccupano prima di tutto ossessivamente di scandirne le "regole" a colpi di fischietto che sembrano altrettanti segnali di allarme (...) sirene spiegate contro la vita e la spontaneità (...). 
Tu sei il Signore del canto e della danza e lor non si rendono conto che soltanto cantando e danzando lungo la tua difficile strada è possibile staccarsi dalle calcagna il demonio.
Tu hai fatto del Venerdì Santo una festa.
E loro riescono a trasformare tutte le feste in un cupo Venerdì Santo, senza nemmeno un pallido presagio di Risurrezione.
 
Signore, fa' che i tuoi rappresentanti, quando parlano di Te, non mortifichino la musica e la poesia, non abbiano paura della bellezza, non dimentichino la cetra.
E fa' che sul loro spartito non ci siano le aride norme di un codice, ma il canto gioioso del tuo Vangelo, molto più esigente e impegnativo. 
Signore, che nessuno mi faccia sentire in colpa se ho voglia di fischiettare, perché Tu mi metti in bocca il sapore della libertà e mi nascondi nel cuore il segreto della follia, e mi fai camminare su per un sentiero aspro verso l'appuntamento segreto del tuo amore. Signore, forse dico un'enormità: ma la tromba del giudizio universale mi fa meno paura del fischietto del tutore dell'ordine (che non è mai l'ordine sognato dalla fantasia del tuo amore...).
Signore, mi raccomando, non cessare di pizzicare almeno una corda su una chitarra qualsiasi,
di dare un colpo di manovella a un organetto sgangherato,
di soffiare una nota in una tromba sfiatata,
di picchiare un colpo su un tamburo ammaccato
- conosco quel richiamo! - 
e io, anche se carico di artriti e reumatismi e acciacchi vari,
mi precipiterò ancora in strada, come un bambino.
E mi lascerò portare ovunque Tu vorrai.
All'inferno, no. All'inferno proprio non voglio andarci.
... Perché ho troppa paura del fischietto.
 
(Fonte: web)
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