Beata Trinità (1)
di Gilles Emery, op
La liturgia
La liturgia ci propone di accogliere il mistero trinitario e di viverne. Concretamente è attraverso la liturgia che i cristiani entrano nel mistero di Dio Trinità e vi trovano la luce per vivere la loro esistenza con Dio. Per questo la liturgia è la sede di ogni riflessione sul mistero di Dio Trinità. Tutto comincia con il battesimo «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo» e tutto finisce nella gloria resa al Padre mediante il Figlio nello Spirito santo.
Nella liturgia troviamo due espressioni principali della fede nella Trinità. La prima è il ringraziamento in forma narrativa. Così nei prefazi e nelle preghiere eucaristiche noi ringraziamo il Padre che ha creato tutte le cose e che ha salvato il mondo mediante il Figlio nello Spirito santo. Dio Padre ha rivelato il suo mistero e ha donato la salvezza «mandando» nel mondo il suo «Verbo di verità» e il suo «Spirito di santità» (colletta della santissima Trinità). E nella liturgia eucaristica la Chiesa chiede di essere vivificata, divinizzata da questo mistero. Mediante l'eucaristia «i fedeli, uniti al vescovo, hanno accesso a Dio Padre per mezzo del Figlio, Verbo incarnato, morto e glorificato, nell'effusione dello Spirito Santo, ed entrano in comunione con la santissima Trinità, fatti "partecipi della natura divina" (2 Pt 1,4)». (Vaticano II, Decreto sull'ecumenismo Unitatis redintegratio, n°15).
La seconda espressione fondamentale della fede trinitaria consiste nelle dossologie (dal greco doxa: gloria) che confessano l'eguale dignità delle tre persone. Queste dossologie comportano due forme principali. La prima riproduce l'ordine delle persone quale si è manifestato nell'economia della creazione e della salvezza: «Gloria al Padre, per il Figlio, nello Spirito santo». La seconda, tratta dalla formula del battesimo, sottolinea che le tre persone possiedono lo stesso rango, la stessa identità divina: «Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo.» Ne troviamo una bella eco nel Credo: quando proclamiamo la nostra fede nello Spirito santo diciamo che «con il Padre e il Figlio riceve la stessa adorazione e la stessa gloria». Troviamo là una maniera di dire che lo Spirito santo possiede la stessa divinità vivificante del Padre e del Figlio. Le dossologie indicano insieme la distinzione delle persone e la loro identità. Da una parte il Padre, il Figlio e lo Spirito santo non si confondono. Ognuno è chiamato con il suo nome proprio. La distinzione delle persone è segnata specialmente dalle preposizioni e dalle congiunzioni: «e, e», «per, in», «con». D'altra parte la stessa gloria, identica, è riconosciuta al Padre, al Figlio e allo Spirito santo: sono il Dio unico. Infine le dossologie indicano il posto, per così dire, principale del Padre. Il Padre è la fonte della divinità. Il Padre è la fonte del Figlio e dello Spirito santo, a cui comunica eternamente la pienezza della natura divina, e per cui ci dona di entrare nella sua comunione.
Una bella immagine, quella della luce, può riassumere l'insegnamento della liturgia. Nel Credo confessiamo che il Figlio è «Luce nata dalla Luce». La luce dice insieme lo splendore intimo della divinità e il suo irraggiamento a nostro favore. San Gregorio di Nazianzo faceva osservare:
«Quando dico: Dio, siate colpiti dallo splendore di una luce unica e da tre luci: tre per quel che concerne [...] le persone [...]; ma questa luce è una, se si parla della sostanza o della divinità». (1)
1) SAN GREGORIO DI NAZIANZO, Discours 39, 11, Paris, Ed.. Du Cerf, coll. «Sources chrétiennes» 358, 1990, p. 171-173.
(continua)
(da La Vie spirituelle, n. 788, 1 maggio 2010)
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