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DIMORARE IN DIO

Beata Trinità (2)

28 Marzo 2012 , Scritto da Citocromo Con tag #Riflessioni teologiche

Il mistero pasquale del Cristo
La Trinità è pienamente rivelata a noi nella Pasqua di Gesù (la sua morte, la sua risurrezione gloriosa , la sua ascensione) e nell'effusione dello Spirito santo alla Pentecoste. In questi eventi ci è donata anche la Trinità. Quando confessiamo la fede nella Trinità, noi diciamo la fede di Pasqua. Proprio per questo la Chiesa celebra la festa della santissima Trinità al termine del ciclo di Pasqua e di Pentecoste, come una specie di ricapitolazione di quei misteri. Il clima adatto a una meditazione sulla Trinità è appunto quello di Pasqua.
Nel discorso che pronuncia il giorno di Pentecoste, san Pietro dichiara: «Questo Gesù Dio l'ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso» (At 2, 32-33). L'esaltazione di Gesù è un evento in cui intervengono tre attori: Gesù, il Padre e lo Spirito santo. Il Padre è colui che ha risuscitato Gesù. Quanto a Gesù stesso, la sua esaltazione gli consente di raggiungere con la sua umanità il trono che la sua divinità non aveva mai abbandonato. L'esaltazione pasquale manifesta in piena luce l'unità più intima e più profonda di Gesù con il Padre. Questa umanità appunto si esprime quando si confessa che Gesù è «Signore» (At 2, 36) e «Figlio di Dio» (Rm 1,4). E da questa unità di Gesù con il Padre scaturisce lo Spirito santo, compimento della promessa, effuso per la salvezza del mondo. Ne troviamo quasi una icona nella visione di santo Stefano al momento del martirio: «Pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra» (At 7,55). Ecco la Trinità: Gesù esaltato alla destra del Padre e lo Spirito effuso sui credenti.
L'esaltazione pasquale di Gesù offre una novità inaudita: l'umanità che il Figlio di Dio ha assunto entra nella gloria divina. Non soltanto Pasqua rivela la Trinità, ma Pasqua celebra l'entrata in gloria dell'umanità santa del Figlio, «uno della Trinità». Il Figlio sussiste per sempre, accanto al Padre, nella sua umanità regale: «e il suo regno non avrà fine», proclamiamo nel Credo. La comunione trinitaria è la vocazione della nostra stessa umanità, al seguito del Figlio incarnato ed esaltato.
Il Nuovo Testamento ci ha fatto scoprire che la Trinità, manifestata in pienezza al termine della vita terrena di Gesù con i misteri di Pasqua e di Pentecoste, è la sorgente di tutti gli eventi della salvezza. Il battesimo di Gesù ci mostra già la pienezza di Spirito santo di cui il Padre ha colmato l'umanità del suo Figlio diletto: «Tu sei il mio Figlio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1,11), E nella luce della fede pasquale l'incarnazione stessa ci fa vedere la Trinità. Il bambino di Natale è il Verbo divenuto carne (Gv 1,14), il Figlio del Padre concepito da Maria per la potenza dello Spirito santo (Lc 1,35). Da un lato gli eventi della salvezza ci manifestano la Trinità: è la strada della nostra scoperta del mistero. Ma dall'altro lato, il senso profondo di quegli eventi ci è dato dalla fede nella Trinità. È, per così dire, l'ordine della realtà stessa. «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio» (Gal 4,4); «Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà, Padre!» (Gal 4,6). La fede trinitaria è la chiave che permette di cogliere il senso degli eventi della salvezza. Quando il Nuovo Testamento ci parla della salvezza, ci parla della Trinità. E quando ci parla della Trinità, ci parla della salvezza. Riprendendo una bella formula di Tertulliano (inizio del secolo III), il papa Leone XIII scriveva nel 1897, nella sua enciclica Divinum illud munus sullo Spirito santo: La Trinità è «la sostanza del Nuovo Testamento».

(continua)

(da La Vie spirituelle, n. 788, 1 maggio 2010)

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