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DIMORARE IN DIO

Beata Trinità (3)

30 Marzo 2012 , Scritto da Citocromo Con tag #Riflessioni teologiche

Il cammino della vita cristiana
L'esistenza cristiana, in virtù del battesimo trinitario, è una partecipazione alla comunione della Trinità. E ancora proprio al ritmo della vita della Trinità si avanza e si cresce in questa comunione. La struttura o il movimento intimo della vita cristiana sono in qualche modo riassunti in questa formula della lettera agli Efesini: «Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito» (Ef 2,18). Sant'Ireneo di Lione, nel II secolo, spiegava: «Questi sono, secondo i presbiteri, discepoli degli apostoli, l'ordine e il ritmo che seguiranno quelli che sono salvati, come anche i gradi per cui progrediranno: mediante lo Spirito saliranno al Figlio, poi mediante il Figlio saliranno al Padre». (2) Ricevendo lo Spirito santo nel battesimo, i credenti sono condotti alla contemplazione del Figlio, mediante il quale hanno accesso al Padre: «Coloro che portano lo Spirito di Dio vanno al Verbo, cioè al Figlio, e il Figlio li conduce al Padre, e il Padre dona loro l’incorruttibilità». (3) La salvezza proviene dalla fede viva, cioè dalla contemplazione amante del mistero della Trinità. Tale contemplazione è una illuminazione, un dono che trasforma i credenti dall'intimo perché possano partecipare alla vita della Trinità. In questo senso, vedere o contemplare Dio è vivere. «Infatti il nostro spirito, illuminato dallo Spirito, guarda il Figlio, e in lui, come in una immagine, contempla il Padre». (4)
San Basilio di Cesarea (IV secolo) ci aiuta a cogliere il legame intimo che unisce l'esperienza cristiana della Trinità con la liturgia e con lo stesso dogma trinitario. Nel nostro tempo in cui è grande la tentazione di separare il dogma dall'esperienza personale, vale la pena di entrare in queste spiegazioni e di riappropriarcene per nutrire la nostra esperienza e per guidare la nostra riflessione. Il testo che segue è preso da un trattato di san Basilio sullo Spirito santo. San Basilio vi dimostra la divinità dello Spirito santo e la sua esistenza personale, in riferimento all'azione che questo Spirito esercita nel battesimo:

 «Quando sotto l'influsso di una forza illuminante, si fissano gli occhi sulla bellezza dell'Immagine del Dio invisibile [il Figlio] e quando, da essa, ci si innalza fino allo spettacolo stupendo dell'Archetipo [il Padre], lo Spirito di conoscenza ne è inseparabile, poiché lui stesso dà la forza di vedere l'Immagine a coloro che amano guardare la Verità; non lo fa scoprire dall'esterno: in lui conduce a riconoscerlo. E come nessuno conosce il Padre se non il Figlio (Mt 11, 27), così nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo (1 Cor 12,3). (5)

La parola «illuminazione» è un termine che designa il battesimo e l'esperienza che questo procura. Nel battesimo lo Spirito santo santifica i battezzati con la sua «forza illuminante» procurando loro il dono della fede viva. Questa illuminazione permette di cogliere lo splendore della maestà del Figlio da cui si giunge alla conoscenza del Padre. L'illuminazione trasformante della fede è ricevuta nello Spirito santo. La conoscenza che si ha nella Chiesa non è una conoscenza dall'esterno, ma una conoscenza «dall'intimo». Per questo essa divinizza, concedendo di partecipare alla natura divina. Così è «dall'intimo» che i battezzati conoscono il Figlio e il Padre. In questo senso lo Spirito santo è «il più vicino a noi» (san Tommaso d'Aquino), perché è effuso in persona nei cuori, ed è contemporaneamente immanente ai battezzati pur rimanendo Dio trascendente. Lo Spirito santo offre la fede trasformante nel Figlio, che è l'Immagine del Padre. Nella sua qualità di Immagine del Padre, il Figlio innalza i credenti «allo spettacolo stupendo dell'Archetipo», il Padre:

 Il cammino della conoscenza di Dio va dunque dall'unico Spirito, attraverso l'unico Figlio, all'unico Padre. E, per contro, la bontà naturale e la santità secondo natura e la dignità regale si effonde dal Padre, per l'Unigenito, allo Spirito. (6)

Il primo cammino è quello della nostra esperienza nella fede, che abbiamo ora presentato. Il secondo cammino (che in realtà è primo) è quello della vita intima della Trinità in se stessa: il Padre comunica la pienezza della divinità al Figlio e allo Spirito. San Basilio manifesta in tal modo l’unità divina dei Tre che sono un solo Dio: l’unità della Trinità proviene dal Padre, perché è Lui la Fonte del Figlio e dello Spirito santo. L’esperienza della salvezza (Spirito – Figlio – Padre) riproduce in una situazione per così dire inversa, l’ordine della relazioni in seno alla Trinità (Padre – Figlio – Spirito). Nella storia della salvezza, come nell’esperienza personale del credente, si è condotti a Dio e ci si unisce a Lui al ritmo delle relazioni personali della Trinità.
Queste spiegazioni mettono in rilievo il posto primo e ultimo del Padre. Il Padre è la Fonte nella Trinità eterna, è la Fonte della creazione (il Padre crea tutte le cose mediante il Figlio e lo Spirito santo), ed è ancora la Fonte dell’economia della grazia (è il Padre che manda il Figlio e che, con il Figlio, manda lo Spirito santo). E, nello stesso modo, il Padre è anche il termine ultimo al quale lo Spirito santo e il Figlio conducono i credenti. Mediante il Figlio e nello Spirito santo tutto viene dal Padre e ritorna al Padre.

 La visione del Padre è il fine di tutti i nostri desideri e delle nostre azioni, così da non poter poi desiderare nient’altro. (7)

2) Contre les hérésies V, 36,2, Paris, Ed. du Cerf, coll. «Sources Chrétiennes» 153, 2006, p. 459-461.
3) SAINT IRENEE DE LYON, Démonstration de la prédication apostolique 7, Paris, Éd. Du Cerf, coll. «Sources chrétiennes» 406, 1995, p.93.
4) SAN BASILIO DI CESAREA, Lettera 226,3.
5) SAINT BASILE DE CESAREE, Sur le Saint Esprit 18, 47, Paris, Éd. du Cerf, coll. «Sources Chrétiennes» 17bis, p. 413.
6) SAINT BASILE DE CESAREE, Sur le Saint Esprit 18, 47, Paris, Éd. du Cerf, coll. «Sources Chrétiennes» 17bis, p. 413
7) SAINT THOMAS D’AQUIN, Commentaire sur l’Evangile selon saint Jean 14,8.

(fine)

(da La Vie spirituelle, n. 788, 1 maggio 2010)

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