Chi è Gesù?
Ma ecco una prima nota caratteristica e fondamentale circa la nostra conoscenza su Gesù Cristo: se davvero lo conosciamo, noi avvertiamo che non lo conosciamo abbastanza. Ciò che sappiamo di Lui non tranquillizza il nostro bisogno, il nostro dovere di intelligente cognizione, ma stimola, eccita, infiamma tanto questo bisogno, quanto questo dovere; tutti noi ci sentiamo invitati, quasi logicamente e spiritualmente costretti a conoscerlo meglio, a farci di Lui un concetto più chiaro, più concreto, più completo. La nuova curiosità non ci dà più pace, e urge sul nostro spirito con una domanda implacabile, insaziabile: chi è Gesù? [...]
Gesù è mistero. Non lo avremo mai esplorato abbastanza, non mai compreso del tutto. La conoscenza di Lui ha dovuto finalmente risolversi nella fede, cioè in una conoscenza superrazionale; certissima, ma fondata su testimonianze che eccedono in parte un nostro sperimentale controllo; le quali testimonianze hanno però in se stesse la forza di convinzione, perché in fondo sono divine, e esigono da noi quella dilatante maniera di conoscere, con la mente e col cuore, senza tutto capire, perché troppo v’è da capire, che appunto chiamiamo fede.
Gesù dev’essere studiato con tutta la tensione della nostra capacità comprensiva (e la capacità comprensiva dell’amore supera quella della pura intelligenza). E così fu per la Chiesa: ripensò, studiò, discusse, ebbe per Sé la luce dello Spirito Santo; e con un cautissimo e fedelissimo travaglio di secoli riuscì a formulare la dottrina esatta, ma sempre sconfinante ed aperta sul mistero circa nostro Signore Gesù Cristo: chi Egli fu, che cosa fece per noi, e poi come Egli a noi si concede e si concederà. Chiamiamo questo centrale capitolo della nostra religione « Cristologia », e lasciamo pure che altri capitoli quali quelli della «Ecclesiologia» (tanto studiato dal Concilio), e quello della «Pneumatologia», cioè relativo alla dottrina sullo Spirito Santo, ora impegnino il nostro studio e la nostra vita spirituale, Ma non chiudiamo il volume della nostra dottrina su Cristo Signore, come se ormai fosse da ciascuno di noi già ben conosciuto. Bisogna riaprirlo questo volume; bisogna tenerlo sempre per noi aperto, e posto davanti alla nostra attenta riflessione, alla nostra appassionata contemplazione. «Per me vivere è Cristo» dice S. Paolo (Phil. 1, 21).
(da Paolo VI, Udienza generale, 13-02-1974)
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