Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità
DIMORARE IN DIO

Dio e il futuro (2)

6 Febbraio 2012 , Scritto da Citocromo Con tag #Riflessioni teologiche

Pubblico il secondo paragrafo dell'editoriale.

"Esperienza violenta e fraterna
Non vorrei scandalizzare, ma devo essere realistico. Sì, l’evangelizzazione è esperienza intimamente violenta, ma per ragioni plausibili. Non solo perchè ci mette di fronte alla durezza del mondo (e noi a volte ci sentiamo come agnelli in mezzo ai lupi), ma soprattutto perchè ci interpella, ci obbliga a una lotta interiore, a una conversione. Ed è quella conversione, nel profondo di noi stessi, a essere onerosa e insieme violenta. Non possiamo dire ad altri ciò che noi crediamo, finchè noi stessi non accettiamo di andare al nocciolo duro della fede. E questo è il mistero pasquale, è la partecipazione al combattimento di Gesù quando apre il cammino a Dio, spossessandosi di sè medesimo. Ed è per questo che l’evangelizzazione non può mai essere una strategia, poichè ci chiede di dimenticare noi stessi, di perderci, per lasciar trasparire – a volte è uno strazio – la parola che non viene da noi, ma da lui. Ma il prezzo di tale testimonianza è la necessità di rinunciare all’affermazione di noi stessi, è accettare la spoliazione di ciò a cui teniamo: le nostre abitudini, i nostri riflessi condizionati, il nostro bisogno di sedurre e dominare. Il regno di Dio che dobbiamo annunciare passa attraverso questa specie di disarmo interiore, di sacrificio che ci è chiesto di praticare. Il regno di Dio soffre violenza, la violenza di un uomo che afferma in parole e in opere la sua fede, totale per quanto possibile, in Dio, la sua scelta per Dio, il suo abbandono a Dio. Perché Dio passa attraverso di noi se ci siamo spossessati di noi stessi. Ma, pur essendo violenta verso noi stessi, l’evangelizzazione ci rende fraterni nei confronti degli altri che incontriamo. E’ anche una conversione pastorale necessaria a tutti, preti e laici. Perchè, a volte, e forse spesso, noi trattiamo inconsapevolmente gli altri come clienti. Per parte nostra, noi saremmo dei fornitori di beni spirituali: il Vangelo di Cristo e i sacramenti della Chiesa. Con l’esigenza di adeguare l’offerta alla domanda. E a volte siamo severi con questi poveri questuanti che non capiscono niente. Quella che mettiamo in pratica è allora una logica di mercato. Dobbiamo cambiare: questi altri, che non hanno parole per esprimerci le loro domande, non sono clienti, ma figli di Dio, e anzi segni di Dio. L’evangelizzazione comincia con una scambio di sguardi, grazie a questo stile attento di riconoscerci. Allora, tutto può cambiare e – come ha scritto Madeleine Delbrêl – «la carità diventa evangelizzazione e l’evangelizzazione non può essere che fraterna... Non ci presentiamo come giusti in mezzo a peccatori, come diplomati in mezzo a incolti. Noi ci facciamo avanti a parlare di un Padre comune, noto agli uni, ignorato dagli altri; come dei perdonati, non come degli innocenti; come chi ha avuto la fortuna di essere stato chiamato a credere, a ricevere la fede, ma a riceverla come un bene che non è riservato a noi, e viene seminato in noi per il mondo» (Nous autres, gens des rues, Paris 1966, p. 271). C’è, nell’opera dell’evangelizzazione, questo apprendimento sorprendente della fraternità. Lasciamo che Dio ci raggiunga attraverso gli altri per aprire le nostre coscienze e i nostri cuori alla sua presenza, a lui. Siamo in presenza di un fenomeno che ci supera, come nel Vangelo, quando Gesù mostra la sua ammirazione per uomini e donne venuti da altrove – il centurione, la samaritana – che lo obbligano – loro, pagani – a donare tutto se stesso".

SETTIMANA. ATTUALITA' PASTORALE, 15 gennaio 2012, n. 2, p. 16, EDB - Edizioni Dehoniane Bologna)

Pubblicità
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post