Dio e il futuro (1)
La rivista SETTIMANA pubblica la seconda parte di un'interessante conferenza sulla nuova evangelizzazione, tenuta il 21 novembre 2011 da Claude Dagens, Vescovo di Angoulême. Il testo è pubblicato come editoriale, intitolato Dio e il futuro. Data l'attualità e l'importanza dell'argomento, riprendo nel blog i tre paragrafi più importanti, di cui oggi inserisco il primo.
"[...] Esperienza di solitudine e di solidarietà
E’ il primo paradosso. Come credenti, come discepoli e testimoni di Gesù risorto, dobbiamo vivere una solitudine vera. Talvolta anche nelle nostre famiglie, realtà piuttosto dura. Spesso con amici che amiamo e che ci amano. In mezzo a una folla di gente. Essere legati a Dio e sapere che Dio è realmente legato a noi, anche se gli altri lo ignorano. E’ un’esperienza molto profonda, nel silenzio degli altri. Faccio spesso una simile esperienza non nella cattedrale di Angoulême, ma a Parigi, in metrò o sull’autobus. Le persone non si parlano. Si evitano. Si gettano appena uno sguardo. Ma i volti parlano, e parlano di fatica, di lotte, di coraggio, di amicizie, di amori, di disperazioni. La fede in Dio comincia dai nostri sguardi attenti. E il credente è in mezzo a tutti qualcuno per il quale Dio diventa Dio, presente, vicino, vivente e sconosciuto ai più. Questo atto di fede invisibile viene espresso nella solitudine. Ed ecco il paradosso: esso ci rende solidali, solidali con tutti. Ci apriamo a Dio a nome degli altri che sono là. Proprio da loro siamo chiamati ad aprirci più radicalmente al Dio vivente, non soltanto per noi stessi, ma per questi uomini e donne impastati della nostra medesima umanità. Siamo in mezzo a tutti in nome di Dio e anche responsabili di tutti davanti a Dio. Tale convinzione, che potrebbe sembrare astratta, ha in realtà una valenza considerevole: la Chiesa vivente, se vive della fede in Dio, non può essere una fortezza assediata nella quale si preparano delle operazioni di riconquista. Essa vive non della propria apertura al mondo ma dell’apertura appassionata di Dio alla nostra umanità così complessa. Si comprende allora che l’evangelizzazione comincia con la contemplazione, con la preghiera. Come diceva Madeleine Delbrêl, noi non abbiamo il diritto di parlare di Dio agli altri se non impariamo anche a parlare a Dio a nome degli altri, a partire magari da quanti si sono rassegnati alla sua assenza o al suo silenzio".
(© SETTIMANA. ATTUALITA' PASTORALE, 15 gennaio 2012, n. 2, p. 1 e 16, EDB - Edizioni Dehoniane Bologna)
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