Dio non consulta il calendario
« Che disdetta. È passato prima nei paraggi del fico. L’inconveniente nasce di lì. Non ha rispettato il programma di viaggio. Prima al Tempio per la festa, poi a tavola. Lui, invece, ha avuto fame subito. Troppo complicato calcolare tutte le nostre preghiere, giaculatorie, rosari, cerimonie, pratiche, letture della Parola. Gesù è un semplificatore. Si accosta al fico. È lì che si possono contare e pesare i frutti di ciò che è stato seminato in chiesa. Intendiamoci. Non è che non gradisca il culto. Tutt’altro. Lo gradisce talmente da pretendere continui anche nella vita quotidiana. Non è che disdegni le preghiere. Si dimostra, anzi, molto interessato, fino a voler controllare dove portano, che cosa producono le nostre preghiere. Siamo noi che crediamo che tutto si limiti al Tempio.
Gesù, invece, può fermarsi anche in aperta campagna, sotto una pianta, a controllare. E se rimane deluso perché non ci sono frutti, ciò è dovuto non una sua banale sbadataggine a riguardo delle stagioni, ma alla sbadataggine di chi prega credendo basti pregare, ossia che tutto finisca lì...
Devo avere il coraggio di sopportare quel suo avvicinarsi, quel suo scrutare tra il mio abbondante fogliame. Rendermi conto che quando lui “ha fame”, l’ombra non gli basta. Un frutto, anche uno solo, in mezzo al fogliame. Fa l’inventario della mia mercanzia, per scoprire “qualcosa” che interessa a lui. “Ma, giuntovi sotto, non trovò altro che foglie”.
Il mio nome scritto sul registro dei battesimi. L’immaginetta nel portafoglio. La medaglia di san Cristoforo sul cruscotto della macchina, ho uno zio monsignore. Le mie chiacchiere. Sono stato in pellegrinaggio ad Assisi. Ho visto da vicino il Papa, mi ha sorriso. Sono abbonato al quotidiano cattolico, leggo il foglio “fedele” della Diocesi. Non vado a vedere films osceni. Non faccio del male a nessuno.
... Soltanto foglie.
Non so proprio perché si facciano tante storie per quel particolare “non era stagione di fichi”. Fosse stata “stagione di fichi”, l’episodio si sarebbe potuto liquidare con un commento sulla “sfortuna” di Gesù. Invece Gesù non è stato sfortunato. È rimasto deluso. Dio non viene a cercare ciò che è “naturale”. Non attende ciò che è “logico” attendere. Il tempo dei frutti, per un cristiano, non è stabilito dalle stagioni ma dalle esigenze di Dio. Anzi, sono le stagioni che devono tener conto delle sue attese, adeguarsi alle sue speranze, rispettare i suoi desideri. Fiori e frutti, in casa mia, non devono spuntare in primavera o in estate. Bensì quando lui voglia cercarli.
Cristo non ci chiede molto. E non ci chiede neppure moltissimo. Ci chiede semplicemente l’impossibile. Pretende il miracolo. Quasi ci dicesse: l’amore deve fare i miracoli. Allorché c’è di mezzo Lui, l’impossibile fa parte del reale.
Signore, ragiona, non è la stagione. Non ho avuto tempo. Perché tanta fretta? Sii comprensivo, dunque. Non sono un santo, in fin dei conti. Perfino il sacerdote, dotto e prudente, col quale mi sono consigliato, mi ha detto che posso stare tranquillo, che non sono obbligato...
... Non è la stagione. Signore, controlla per favore il tuo calendario. Ci deve essere uno sbaglio. Vedi di regolarlo sul mio e lasciami in pace.
Inutile protestare.
Lui insiste con quelle pretese impossibili.
Mi fa capire, ostinatamente, che lui non è morto in croce (ecco l’albero che porta frutti impossibili) perché io “non facessi del male a nessuno”. Ma perché diventassi capace di fare miracoli.»
(da Alessandro Pronzato, I Vangeli scomodi, Gribaudi 2003, pp. 314-316, Fonte: http://www.presbiterioromano.org)
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