Egli venne nel mondo
«E quando ora la Parola di Dio vide che la sua discesa non poteva diventare altro che la sua morte e rovina, e che la sua luce doveva sprofondare nelle tenebre, essa accettò questa battaglia e dichiarazione di guerra. Ed escogitò questa imperscrutabile astuzia: immergersi come Giona nel ventre del mostro e avanzare fino alla cella più interna della morte. Far esperienza della prigione estrema della peccaminosa voglia e vuotare la feccia del calice. Offrire la fronte all'infinita brama di potenza e di violenza. Dimostrare la vanità del mondo con l'inutilità della sua stessa missione. Rappresentare l'impotenza della ribellione nell'impotenza della sua obbedienza verso il Padre. Portare alla luce la debolezza mortale di questa difesa disperata contro Dio mediante la propria stessa debolezza mortale. Lasciare al mondo la sua volontà e fare in questo la volontà del Padre! Dare al mondo la volontà del mondo e in questo modo spezzarla. Lasciare spezzare il suo calice e in tal modo versare se stesso! Con il versamento di un'unica goccia di sangue dal cuore divino addolcire il mare immensamente amaro. Doveva essere lo scambio più inconcepibile: che dall'opposizione più estrema uscisse l'unificazione più eccelsa e si dimostrasse, nell'estrema vergogna e sconfitta, la forza massima della vittoria. Perché la sua debolezza sarebbe già la vittoria del suo amore per il Padre e la sua riconciliazione, e l'atto della sua forza suprema sarebbe stato questa debolezza grande a tal punto da superare di gran lunga la miserabile inermità del mondo e da abbracciarla in sé come da sotto. Egli soltanto sarebbe di qui innanzi la misura e quindi anche il senso di ogni impotenza. Voleva sprofondare sì a fondo che ogni cadere sarebbe stato un cadere dentro di lui. E ogni rigagnolo dell'amarezza e della disperazione sarebbe d'ora in poi defluito giù fin nel suo abisso più profondo.
Nessun combattente è più divino di colui che è in grado di vincere con la sconfitta. Nell'attimo in cui egli riceve la ferita mortale, il suo avversario crolla a terra definitivamente colpito. Perché costui colpisce l'amore e viene così dall'amore colpito. E mentre l'amore si lascia colpire dimostra quod demonstrandum: che esso è appunto l'amore. L'odiatore colpito riconosce il suo limite e comprende: può comportarsi comunque egli voglia, ovunque egli attinge un amore più grande. Quanto egli crede di opporre: insulto, indifferenza, disprezzo, riso e ironia, silenzio mortale, diabolica offesa; ogni cosa non potrà che dimostrare la superiorità dell'amore; l'amore riemerge più radioso da ogni notte più nera. Perché ogni vita nel mondo si piega un giorno o anche più volte alla morte e deve attraversarne impotente la soglia; in tale passaggio si attua alla fine il gesto del Figlio, che a ogni impotenza dà contenuto e significato. Tutt'attorno noi siamo circondati da un limite in ogni sua parte mortale, e noi che ancora pensavamo di escludere Dio dal nostro spazio ben chiuso o di potervelo includere, abbiamo così facendo dimostrato l'esclusività del suo amore che ci tiene racchiusi nelle sue braccia invincibili. Poiché già è diventata la morte - la nostra morte - una trasformazione dell'amore».
(da H. U. von Balthasar, Il cuore del mondo, Jaca Book, 2006, cap. II)
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