Mai sentirsi sicuri di avere la fede
«Guai a me se dico: «Io credo» e mi sento sicuro in questa fede. Allora sono in pericolo di caderne fuori (1Cor 10,12). Guai a me se dico: «Io sono un cristiano»; eventualmente con uno sguardo di lato ad altri che, secondo la mia opinione, non lo sono; o su un'epoca, che tale non è; o su una corrente culturale che vi si oppone. Allora il mio essere cristiano minaccia di non essere altro che la forma religiosa della mia autoaffermazione personale. Io non «sono» cristiano, ma, se Dio me lo dona, sono sulla via di diventarlo. Non nella forma di un possesso, o addirittura di un punto d'appoggio dal quale trinciare giudizi sugli altri, ma in quella di un movimento. Io posso essere cristiano solo se rimango cosciente del pericolo di cadere staccandomene. […] Non v'è nulla in me che sia dato nella modalità della sicurezza; tutto solo a mo' dell'iniziare, dell'essere per via, del divenire, del confidare, dello sperare e dell'implorare».
(da R. Guardini, Il Signore, Edizione Morcelliana 2008, pp. 392-393)
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