Nessuno crede per sé
Condivido con i lettori del blog alcune citazioni tratte da un’Omelia di don Primo Mazzolari del 14 settembre 1940:
«Nessuno crede per sé, come nessuno vive e muore per sé. La mia fede è mia e di tutti coloro per i quali il Signore me l’ha data. Essi hanno diritto su questo «deposito» che appartiene a me come a loro e tutti vi possono attingere... L’occhio che ho è per il cieco; il piede per lo zoppo, il denaro per il povero; la fede per chi non crede…».
«Fare per gli altri è un po’ più costoso che dare agli altri. Può forse uno cavarsi l’occhio e darlo a chi non l’ha; tagliarsi il piede e darlo a chi è zoppo? L’olio della lampada non s’impresta. Io debbo vedere per chi non vede, essere il piede e l’intelligenza di chi non sa camminare o è corto di mente; accendere la lampada per chi non ha olio. Invece, me la prendo col povero perché non sa diventar ricco, umilio l’ignorante e mi scaglio contro chi non ha la grazia di credere!... Dio, in Cristo, non rinuncia ad essere Onnipotente, ma mette l’onnipotenza a disposizione della sua carità, facendola benefica e amabile all’occhio di tutti».
«…Nessuno è mai così fuori della Chiesa da non potervi un giorno tornare come operaio inconfondibile; nessuno è mai così nemico della Chiesa da non lavorare inconsapevolmente per essa…».
«La fede è conservata nel Cenacolo, ma vive, si manifesta, opera e conquista fuori del Cenacolo… Il Cristo che vediamo lungo le strade e i campi, nelle officine, negli ospedali e nelle prigioni, ha un volto che non combacia esattamente con le descrizioni di una certa teologia concettualista che si tiene sdegnosamente distaccata dal reale. Ci può essere perfino qualche cosa che urta l’immagine fabbricata dagl’instancabili inseguitori di convenienze intellettuali, ma la teologia viva ci aiuta a riconoscere il volto in ogni creatura. Perché noi cerchiamo quella faccia del Signore che si rifrange, dalla luce del Mistero quotidiano della fractio panis, sul volto d’ognuno e che costituisce il suo Volto di oggi, come lo può vedere anche chi è fuori del Cenacolo ma non fuori della Chiesa».
«Il mondo attende la nuova Pentecoste, il vento impetuoso che spalanchi tutte le porte delle nostre Chiese; il fuoco che consumi tutte le paure; lo Spirito che faccia ripetere sui tetti e nella lingua d’ognuno le grandi cose di Dio. Quel giorno avremo di nuovo una Cristianità in piedi di fronte a una civiltà prona davanti a tutti gli idoli; una fede che costruirà audacemente sovra le folli distruzioni delle piccole fedi; il nostro Credo cantato su tutte le strade per confondere i canti dell’odio e segnare, per sempre, contro le stolte pretese dei «figli degli uomini», il libero respiro dei «figli di Dio»».
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