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Il peccato di Sodoma e Gomorra

1 Agosto 2016 , Scritto da DimorareinDio

Per molti secoli il peccato commesso dagli abitanti delle città di Sodoma e Gomorra è stato identificato con le pratiche omosessuali, atti che avrebbero causato il castigo divino delle due città. In questo breve studio vogliamo fare una ricerca nella Scrittura per verificare se questa interpretazione abbia un fondamento scritturistico.

L'episodio della distruzione delle città di Sodoma e Gomorra è narrato nel libro della Genesi al capitolo 19. Il punto in cui si farebbe riferimento agli atti omosessuali è rappresentato dal v. 5:
«Chiamarono Lot e gli dissero: “Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi perchè possiamo abusarne!”».
Secondo l'opinione degli studiosi, questa affermazione non è sufficiente per dimostrare che nella città gli atti omosessuali prevalessero su quelli eterosessuali o che il peccato consita negli atti omosessuali in quanto tali. Il peccato grave di cui si sono macchiate le due città non è costituito dalle pratiche omosessuali tout court. In cosa consisterebbe questo peccato? Come vedremo, l'interpretazione più plausibile del peccato di Sodoma e Gomorra consiste nella mancanza di rispetto dei diritti dell'ospite, dello straniero.

Come in tutte le civiltà antiche, anche per il popolo ebraico l'ospitalità era considerata sacra e lo straniero era protetto dalla divinità; ad esempio, Jahvè, il Dio d'Israele, protegge lo straniero oltre all'orfano e alla vedova, Zeus è il protettore degli ospiti e dei viandanti e dei loro diritti. Violare le leggi dell'ospitalità, non rispettando i diritti dell'ospite, significava mettersi contro la legge divina e ciò causava il castigo divino nei confronti di chi commetteva questa violazione.

Nel testo del Genesi ci sono diversi aspetti che avvalorano questa interpretazione. Innanzitutto, vediamo in quale contesto è inserito il capitolo 19. I tre angeli si presentano come ospiti alle Querce di Mamre, dove Abramo aveva piantato la sua tenda; in questo episodio, raccontato nel cap. 18, Abramo si distingue per il suo rispetto nei confronti dei tre stranieri, ai quali riserva una dignitosa ospitalità presso di lui, tanto da essere considerato sia nell'ebraismo sia nel cristianesimo il modello dell'uomo ospitale:

«Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po' d'acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perchè è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo”».

Più avanti, anche suo nipote Lot si mostra ospitale nei confronti dei due stranieri:

«I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. E disse: “Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada”. Quelli risposero: “No, passeremo la notte sulla piazza”. Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò loro un banchetto, fece cuocere pani azzimi e così mangiarono».

Al contrario di Abramo e di Lot, gli abitanti di Sodoma non hanno alcun rispetto degli ospiti, visto che vogliono abusare di loro. Lo stesso Lot prende le difese dei due stranieri ed è pronto a consegnare agli abitanti di Sodoma le proprie figlie al posto degli ospiti (19,6-8). A questo riguardo è necessario sottolineare che Lot consegna le sue figlie ai suoi concittadini non perchè ritiene che lo stupro eterosessuale sia meno grave di quello omosessuale, ma perchè lo stupro delle figlie è ai suoi occhi meno grave dello stupro degli ospiti, che per lui sono sacri. Dopo questi fatti, il racconto prosegue e si conclude con la distruzione delle due città. Sulla base del contesto, il peccato commesso da Sodoma non consiste nell'omosessualità dei suoi abitanti (l'offerta delle figlie femmine da parte di Lot fa cadere almeno in parte questa accusa) o negli atti omosessuali ma nel tentativo di fare violenza sessuale ai due ospiti: come già detto, violare la legge dell'ospitalità significava mettersi contro la legge di Dio e fare violenza all'ospite voleva dire compiere un atto di superbia che poneva se stessi al di sopra dell'ospite, il quale però poteva contare sulla protezione divina. L'unico a salvarsi dalla distruzione è Lot, l'uomo giusto che non ha disprezzato la legge dell'ospitalità ed ha accolto e protetto gli ospiti.

Questa interpretazione viene confermata anche da un racconto riportato nel libro dei Giudici al cap. 19 (vv. 15-25), dove si racconta che gli abitanti di Gàbaa fanno violenza alla concubina di un levita, che un vecchio aveva ospitato nella propria casa. Chi legge per intero l'episodio può notare che il testo è costruito sul modello di Gen 19:

«Il levita entrò e si fermò sulla piazza della città; ma nessuno li accolse in casa per la notte. Quand'ecco un vecchio, che tornava la sera dal lavoro nei campi – era un uomo delle montagne di Èfraim, che abitava come forestiero a Gàbaa, mentre la gente del luogo era beniaminita -, alzàti gli occhi, vide quel viandante sulla piazza della città. Il vecchio gli disse: “Dove vai e da dove vieni?”. Quegli rispose: “Andiamo da Betlemme di Giuda fino all'estremità delle montagne di Èfraim. Io sono di là ed ero andato a Betlemme di Giuda; ora mi reco alla casa del Signore, ma nessuno mi accoglie sotto il suo tetto. Eppure abbiamo paglia e foraggio per i nostri asini e anche pane e vino per me, per la tua serva e per il giovane che è con i tuoi servi: non ci manca nulla”. Il vecchio gli disse: “La pace sia con te! Prendo a mio carico quanto ti occorre; non devi passare la notte sulla piazza”. Così lo condusse in casa sua e diede foraggio agli asini; i viandanti si lavarono i piedi, poi mangiarono e bevvero. Mentre si stavano riconfortando, alcuni uomini della città, gente iniqua, circondarono la casa, bussando fortemente alla porta, e dissero al vecchio padrone di casa: “Fa uscire quell'uomo che è entrato in casa tua, perchè vogliamo abusare di lui”. Il padrone di casa uscì e disse loro: “No, fratelli miei, non comportatevi male; dal momento che quest'uomo è venuto in casa mia, non dovete commettere questa infamia! Ecco mia figlia che è vergine, e la sua concubina: io ve le condurrò fuori, violentatele e fate loro quello che vi pare, ma non commettete contro quell'uomo una simile infamia”. Ma quegli uomini non vollero ascoltarlo. Allora il levita afferrò la sua concubina e la portò fuori da loro. Essi la presero e la violentarono tutta la notte fino al mattino; la lasciarono andare allo spuntar dell'alba».

Successivamente, il levita taglierà il cadavere della sua concubina in dodici parti che saranno inviate in tutto il territorio di Israele per far vedere a tutti il delitto commesso dagli abitanti di Gàbaa (è un modo per dichiarare la mobilitazione del popolo contro il nemico, come in 1Sam 11,7).

Anche in questo caso la città di Gàbaa sarà distrutta e il peccato commesso è il medesimo: la violazione dei diritti dell'ospite. Ciò è messo in luce dalla reazione del vecchio che (come Lot) si muove a difesa del levita, in quanto suo ospite, e dalle parole stesse del levita davanti all'assemblea del popolo: «Allora il levita, il marito della donna che era stata uccisa, rispose: “Io ero giunto con la mia concubina a Gàbaa di Beniamino, per passarvi la notte. Ma gli abitanti di Gàbaa insorsero contro di me e circondarono di notte la casa dove stavo. Volevano uccidere me; quanto alla mia concubina, le usarono violenza fino al punto che ne morì”». Come nel caso di Sodoma e Gomorra anche qui non è importante l'orientamento sessuale degli abitanti ma il mancato rispetto della giustizia e dei diritti di accoglienza dell'ospite. Le città vengono distrutte per il fatto che lo stupro comporta la violazione del diritto dell'ospitalità e non per il fatto che quello stupro sia un atto omosessuale o eterosessuale. Se Dio punisce chi fa violenza alla concubina del levita a Gàbaa, ciò non significa che insieme al delitto condanni l'eterosessualità dei violentatori. Allo stesso modo, se Dio punisce gli abitanti di Sodoma, ciò non significa che insieme al tentativo di stupro condanni l'omosessualità delle persone che lo compiono. Inoltre, la punizione in entrambi questi episodi non consente di pensare che lo stupro “omosessuale” sia peggiore di quello “eterosessuale”, perché in entrambi i casi la punizione è la stessa. Lo stupro è un atto di violenza e di ingiustizia e la sua condanna avviene per il fatto che si tratta di stupro, non per altri motivi. In questi due episodi tratti dalla Scrittura la violazione dell'ospitalità che arriva fino allo stupro è dovuta alla superbia dei cittadini che vogliono far valere la propria superiorità nei confronti dell'ospite, persona già vulnerabile e dipendente dall'aiuto degli altri.

Detto questo, allarghiamo lo sguardo ad altri testi della Scrittura. Oltre al cap. 19 del libro della Genesi, le città di Sodoma e Gomorra sono citate diverse volte in diversi testi biblici dell'Antico Testamento. Analizziamone alcuni.

In Isaia 1,9 e ss.; 3,9; 13,9 Sodoma e Gomorra sono il simbolo della distruzione che Dio riserva alle città che si macchiano di gravi peccati, come l'empietà e l'ingiustizia, e che meritano una punizione esemplare.

In Geremia 23,14 si parla di adulterio, menzogna e complicità con malfattori: «Ma tra i profeti di Gerusalemme ho visto cose nefande: commettono adultèri e praticano la menzogna, danno aiuto ai malfattori, nessuno si converte dalla sua malvagità; per me sono tutti come Sodoma e i suoi abitanti come Gomorra».

In Geremia 49,14-18 si fa riferimento alla superbia e all'arroganza.

In Ezechiele 16,49-50 si dice che i peccati di Sodoma sono la superbia, l'ingordigia e l'ozio: «Ecco, questa fu l'iniquità di tua sorella Sòdoma: essa e le sue figlie erano piene di superbia, ingordigia e ozio indolente. Non stesero però la mano contro il povero e l'indigente. Insuperbirono e commisero ciò che è abominevole dinanzi a me. E io le eliminai appena me ne accorsi».

In Amos 4,1-13 si fa riferimento all'oppressione dei deboli e dei poveri.

In Sapienza 19, 13-14 si fa un confronto tra Sodoma e gli Egiziani; sia gli uni sia gli altri hanno violato l'ospitalità: «Essi soffrirono giustamente per le loro malvagità, perché avevano mostrato un odio tanto profondo verso lo straniero. Già altri non avevano accolto gli sconosciuti che arrivavano, ma costoro ridussero in schiavitù gli ospiti che li avevano beneficati».

In Siracide 16,8 si dice che il peccato dei concittadini di Lot è stato la superbia: «Non risparmiò i concittadini di Lot, che egli aveva in orrore per la loro superbia».

Anche nel Nuovo Testamento troviamo una conferma del fatto che il peccato di Sodoma è consistito nell'inospitalità. Nel Vangelo secondo Luca (10,10-12) Gesù cita Sodoma in riferimento all'ospitalità negata ai suoi discepoli da parte di quelle città in cui essi stavano andando a predicare: «Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno dei cieli è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città». Le stesse parole vengono riportate anche in Matteo 10,14-15, dove oltre a Sodoma si cita anche Gomorra.

Oltre a questo testo, anche la seconda lettera di Pietro (2,6-10) e la lettera di Giuda (6-7) fanno riferimento a Sodoma e Gomorra. Secondo il primo testo il peccato delle città consiste nell'immoralità; come abbiamo già detto, nel testo di Gen 19 ci fu il tentativo di fare violenza agli ospiti, ma l'immoralità consiste nello stupro in sé e non nel fatto che lo stupro sia fatto da omosessuali. Nel passo tratto dalla lettera di Giuda, secondo gli studiosi, il peccato di Sodoma e Gomorra consisterebbe nel tentativo di aver voluto violare l'ordine stabilito dal Creatore mediante l'unione incompatibile tra due esseri di diverso ordine, quello umano e quello angelico. Quindi, le due città subiscono le pene del fuoco eterno perchè gli uomini hanno tentato di violare esseri di ordine superiore, quali gli angeli (i due ospiti di Lot).

A conclusione della nostra analisi, possiamo affermare con certezza che in tutti i passi considerati non si riscontra alcun riferimento esplicito a presunti atti omosessuali compiuti dagli abitanti di Sodoma e Gomorra né è possibile sostenere che essi siano stati puniti per i loro atti omosessuali in quanto tali. L'interpretazione “omosessuale” del peccato delle due città veterotestamentarie è molto tarda, risale all'incontro dell'ebraismo con la cultura greca nel III secolo a.C. ed è attestata in alcuni testi che non fanno parte della Scrittura, quali il Libro dei Giubilei, il Testamento di Naftalo, le Antiquitates Judaicae dello storico G. Flavio (quest'ultimo parla anche di odio di Sodoma nei confronti degli stranieri). Successivamente, questa interpretazione ha influenzato anche la lettura cristiana del testo di Genesi 19. Per un discorso più completo su questa tematica bisognerà analizzare i testi ebraici in questione e studiare come questi abbiano influenzato l'interpretazione cristiana di questo testo veterotestamentario.

O.G. (@DimorareinDio)

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abc 08/05/2016 10:39

Se sciaguratamente lo scopo di questo articolo esegetico fosse di legittimare la pratica omosessuale, contrariamente a ciò che la Chiesa insegna da 2000 anni, (ma non credo sia questo il caso visto che lei è un catechista) dovrei consigliarle la lettura di alcune citazioni patristiche. Ecco, prenda spunto dalle seguenti liste: http://www.catholic.com/tracts/early-teachings-on-homosexuality http://www.tfpstudentaction.org/politically-incorrect/homosexuality/12-quotes-against-sodomy-that-every-catholic-should-know.html .

Alcune delle citazioni che vedrà parlano in particolare di pederastia o di monaci tentati a commettere peccato impuro contro natura tra di loro, ma prenda in considerazione quelle di Tertulliano, Atenagora di Atene, Eusebio di Cesarea, San Basilio il Grande e Sant'Agostino: essi si riferiscono inequivocabilmente agli atti omosessuali in quanto tali. Si consideri anche l'argomento del silenzio: autori come Eusebio, che era uno storico, nel fare le sue affermazioni avrebbero dovuto discutere in qualche modo la presenza di coppie omosessuali nelle comunità cristiana, se queste fossero mai esistite, cosa che evidentemente non è. Si notino anche le date: Atenagora e Tertulliano sono padri pre-niceni, temporalmente molto vicini all'età apostolica.