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DIMORARE IN DIO

Il Padre misericordioso

23 Maggio 2014 , Scritto da DimorareinDio Con tag #Varie

Riporto sul blog uno stralcio di un'omelia scritta da San Pier Crisologo a commento della parabola del figliol prodigo o del Padre misericordioso, riportata nel cap. 15 del vangelo secondo Luca:

«Mi alzerò e andrò da mio padre. Giaceva, se disse: Mi alzerò. Si è reso conto di esser caduto, ha compreso la [propria] rovina, si è visto giacere fra le insidie di una turpe lussuria; e perciò esclama: Mi alzerò e andrò da mio padre.
 Con quale speranza, quale fiducia, quale coscienza? Con quale speranza? Con quella che anima il padre. Sono io ad aver perso la condizione di figlio; non lui ha smesso di essere padre. Presso il padre non intercedono estranei; è lo stesso affetto, nell'intimo del suo cuore, ad intervenire ed implorare. Le viscere del padre sono spinte a generare nuovamente il figlio attraverso il perdono. Andrò dal padre come colpevole, ma il padre, appena visto il figlio, copre subito la colpa; nasconde il giudice, perchè preferisce comportarsi da padre e muta prontamente la sentenza in perdono, volendo che il figlio ritorni, non che perisca. (...) Vedete come il figlio è aiutato, non aggravato dal peso di questo padre. Gli si gettò al collo e lo baciò.
 Così il padre giudica, così castiga, così dà baci, non flagelli al figlio peccatore. Non guarda ai delitti la forza dell’amore; perciò il padre ha redento i peccati del figlio con un bacio, li ha chiusi in un abbraccio, perché il padre non mettesse a nudo le colpe del figlio e non lo disonorasse. Il padre cura il figlio in modo da non lasciargli cicatrici e nei.
 Beati, dice, coloro ai quali sono rimessi i peccati e coperte le colpe.
 Se rincresce il comportamento di questo giovane, se fa orrore la [sua] partenza, non separiamoci noi da un padre del genere. La vista del padre allontana i peccati, cancella la colpa, respinge le tentazioni ed ogni iniquità. Certo, se ce ne siamo andati, se abbiamo sperperato tutto il patrimonio paterno vivendo dissolutamente, se abbiamo commesso qualsiasi misfatto e delitto vi sia contro il cielo e contro la terra, se siamo giunti ad ogni empietà irrompente ed alla completa rovina, risolleviamoci una buona volta e, sollecitati da un simile esempio, torniamo ad un simile padre.
 Ma non appena lo vide, mosso a misericordia, gli corse incontro gli si gettò al collo e lo baciò.
 Domando, quale posto c’è qui per la disperazione? Quale occasione di scusarsi qui? Quale atteggiamento di timore? A meno che, per caso, non si abbia paura di un incontro, non faccia spavento un bacio, non turbi un abbraccio e non si creda che il padre, quando afferra il figlio con le mani, lo serra al petto e lo stringe con le braccia, lo riceva per vendicarsene e non lo accolga per perdonarlo. (…) Vedete come la forza dell’amore non si accorge dei delitti; il padre non conosce una misericordia lenta: chi discute sui peccati, li rivela».
 
(da Omelie per la vita quotidiana, Città Nuova Editrice, ©1978, pp. 72-73 e 78-80)
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