Misericordia e giustizia
Secondo una diffusa opinione, il Dio dell’Antico Testamento sarebbe un Dio irascibile e vendicativo, mentre quello del Nuovo Testamento un Dio buono e misericordioso. In effetti ci sono testi dell’AT che possono dare adito a tale opinione. Essi parlano della cacciata e dell’uccisione della popolazione pagana di intere città e popoli su comando di Dio; possiamo pensare anche ai salmi di “maledizione”. Ciononostante, questa visione non corrisponde al processo di progressiva trasformazione critica dell’idea di Dio all’interno dello stesso AT e del suo sviluppo intrinseco fino al NT. In fondo è lo stesso Dio quello a cui i due Testamenti rendono testimonianza.
Dovremo ancora domandarci quali rapporti intercorrono fra la misericordia e la giustizia e mostrare come, per l’AT, esse non coesistano semplicemente o confliggano fra di loro, e come la misericordia di Dio serva piuttosto alla sua giustizia e la realizzi, anzi come la misericordia sia la giustizia specifica di Dio.
Ciò risulta già da alcune osservazioni riguardo il linguaggio biblico. È significativo che, per parlare di compassione e misericordia, l’AT adoperi il termine rahamim. Tale termine deriva da rehem, cioè grembo materno; con esso possono essere indicate anche le viscere di un essere umano, che tanto nell’AT che nel NT sono considerate la sede dei sentimenti; è la misericordia che scaturisce dal cuore.
Termine importante per comprendere la misericordia è anche hesed, che significa favore immeritato, amicizia, indulgenza e poi anche grazia e misericordia di Dio. Esso si spinge perciò al di là della semplice commozione e della tristezza per la miseria dell’uomo e indica un libero e gratuito interessamento di Dio per l’uomo. Si tratta di un termine relazionale, che non indica solo una singola azione, ma un atteggiamento costante. Applicato a Dio, esso indica un dono che va al di là di qualsiasi reciproco rapporto di fedeltà, dono inatteso e immeritato della grazia di Dio, dono che supera tutte le attese e tutte le categorie umane. Il fatto che il Dio onnipotente e santo si occupi della misera situazione in cui l’uomo si è colpevolmente cacciato, che veda la miseria di un uomo povero e miserabile, che presti orecchio al suo lamento, che si chini e si abbassi, che scenda fino all’uomo immerso nella sua miseria e si prenda incessantemente cura di lui nonostante qualsiasi infedeltà umana, che lo perdoni anche se meriterebbe una giusta punizione e gli conceda una nuova possibilità, tutto questo supera il pensiero e la capacità umana di comprendere.
Dovremo ancora domandarci quali rapporti intercorrono fra la misericordia e la giustizia e mostrare come, per l’AT, esse non coesistano semplicemente o confliggano fra di loro, e come la misericordia di Dio serva piuttosto alla sua giustizia e la realizzi, anzi come la misericordia sia la giustizia specifica di Dio.
Ciò risulta già da alcune osservazioni riguardo il linguaggio biblico. È significativo che, per parlare di compassione e misericordia, l’AT adoperi il termine rahamim. Tale termine deriva da rehem, cioè grembo materno; con esso possono essere indicate anche le viscere di un essere umano, che tanto nell’AT che nel NT sono considerate la sede dei sentimenti; è la misericordia che scaturisce dal cuore.
Termine importante per comprendere la misericordia è anche hesed, che significa favore immeritato, amicizia, indulgenza e poi anche grazia e misericordia di Dio. Esso si spinge perciò al di là della semplice commozione e della tristezza per la miseria dell’uomo e indica un libero e gratuito interessamento di Dio per l’uomo. Si tratta di un termine relazionale, che non indica solo una singola azione, ma un atteggiamento costante. Applicato a Dio, esso indica un dono che va al di là di qualsiasi reciproco rapporto di fedeltà, dono inatteso e immeritato della grazia di Dio, dono che supera tutte le attese e tutte le categorie umane. Il fatto che il Dio onnipotente e santo si occupi della misera situazione in cui l’uomo si è colpevolmente cacciato, che veda la miseria di un uomo povero e miserabile, che presti orecchio al suo lamento, che si chini e si abbassi, che scenda fino all’uomo immerso nella sua miseria e si prenda incessantemente cura di lui nonostante qualsiasi infedeltà umana, che lo perdoni anche se meriterebbe una giusta punizione e gli conceda una nuova possibilità, tutto questo supera il pensiero e la capacità umana di comprendere.
(da W. Kasper, Misericordia. Concetto fondamentale del vangelo - Chiave della vita cristiana, Queriniana, gdt 361, Brescia 2013, pp. 69-72)
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