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DIMORARE IN DIO

Risposta a diverse falsità sul Novus Ordo Missae (2)

23 Marzo 2015 , Scritto da DimorareinDio

Seconda Parte
 
38. Perché, introducendo diverse opzioni, la nuova Messa mina l’unità della liturgia, visto che ogni sacerdote è suscettibile di deviare secondo i suoi capricci, con la scusa della creatività.
 
Le norme liturgiche non giustificano la creatività o i capricci di chi celebra. Un ministro della Chiesa deve celebrare nel rispetto delle norme emanate dalla Santa Sede in materia liturgica e deve rispondere degli eventuali “capricci” compiuti al Vescovo ordinario del luogo. La Conferenza Episcopale Italiana, nell'edizone del Messale in italiano del 1983, ha scritto nell'Introduzione: «La celebrazione eucaristica non sarà pastoralmente efficace, se il sacerdote non avrà acquisito l’arte del presiedere, e cioè di guidare e animare l’assemblea del popolo di Dio. Egli per primo, in spirito di disciplina e di fedeltà alle direttive della Chiesa, dovrà conoscere a fondo lo strumento pastorale che gli è affidato per trarne – insieme agli altri ministri e animatori della celebrazione liturgica – tutte le possibilità di scelta e di adattamento che le stesse norme del Messale prevedono e suggeriscono». A questo riguardo, vorrei dare la mia testimonianza personale. Nella mia parrocchia e nelle altre chiese della mia diocesi non ho mai visto abusi, capricci o creatività durante la Messa. Inoltre, nelle Messe trasmesse in tv (Rai1, Rete4, Padre Pio Tv, Tele Pace, Maria Visiòn) o in radio (Radio Maria, Radio Mater), almeno in quelle viste o ascoltate da me, non ho mai rilevato abusi, capricci o creatività di alcun genere. Coloro che passano il loro tempo a pubblicare su internet le solite foto, che circolano in vari siti e che testimoniano alcuni abusi compiuti in chissà quali comunità del mondo, con lo scopo di denigrare la Messa, possono anche cambiare mestiere. Non sono quelle foto che consentono di dare un giudizio sulla liturgia, ma solo ciò che è scritto nei documenti ufficiali (Messale e testi vari). Quelle foto servono solo a dimostrare la stupidità e l’incompetenza, oltre alla mancanza di una seria formazione liturgica, di chi compie quegli abusi. Come dice l’OGMR, al n. 93, il sacerdote «quando celebra l’Eucaristia, deve servire Dio e il popolo con dignità e umiltà, e, nel modo di comportarsi e di pronunziare le parole divine, deve far percepire ai fedeli la presenza viva di Cristo».
 
 
39. Perché molti buoni teologi, canonisti e sacerdoti cattolici non accettano la nuova Messa e affermano che in buona coscienza non se la sentono di celebrarla.
 
Francamente cosa pensino i singoli non mi interessa. Ricordo solo queste parole di Paolo VI: «L’adozione del nuovo “Ordo Missae” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli» (Discorso al Concistoro del 24 maggio 1976).
 
40. Perché la nuova Messa ha eliminato molte cose: le genuflessioni (ridotte solo a tre), la purificazione delle dita del sacerdote nel calice, nessun contatto profano delle dita del sacerdote dopo la Consacrazione, la pietra d’altare e le sacre reliquie, le tre tovaglie d’altare (ridotte ad una sola), cose che “servono solo a sottolineare oltraggiosamente che la fede nel dogma della Presenza Reale è implicitamente ripudiata.”
 
SC al n. 34 (ripreso dall’IGMR 42, che spiega qual è il vero scopo dei gesti e degli atteggiamenti del corpo) stabilisce che «i riti splendano per nobile semplicità; siano trasparenti per il fatto della loro brevità e senza inutili ripetizioni». La ripetizione eccessiva di un gesto non giova al simbolismo espresso dal medesimo gesto e appesantisce lo svolgimento della celebrazione eucaristica. Ridimensionare i gesti significa ridare loro quella espressività simbolica che gli è propria ed evitare che siano loro attribuiti significati allegorici estranei alla celebrazione. L’asserzione, secondo cui il dogma della Presenza reale è implicitamente ripudiato, è una accusa falsa, priva di fondamento e l’abbiamo confutata a sufficienza nei punti precedenti. Si legga cosa è scritto nell’OGMR, invece di fare inutili deduzioni senza logica.
 
41. Perché la Messa Tradizionale, arricchita e maturata in secoli di Sacra Tradizione, venne codificata (e non inventata) da un Papa santo, Pio V; mentre invece la nuova Messa è stata fabbricata artificialmente.
 
Il Messale non è una creazione divina, confezionato già bello e pronto e spedito dal cielo sulla terra; la liturgia è un frutto storico per comunicare il mistero della salvezza secondo la dinamica dell’Incarnazione, cioè con segni visibili che, a parte ciò che è di istituzione divina, sono legati ad una precisa epoca e contesto culturale. Come ho detto in precedenza citando le dichiarazioni di due Concili, la Messa consta di una parte immutabile e di una parte soggetta a doverosi cambiamenti. Il Messale di Paolo VI, come ho avuto modo di dimostrare, non è fabbricato artificialmente. Esso presenta elementi patristici e diversi elementi medievali, facenti parte della Sacra Tradizione della Chiesa. Anche il Papa Paolo VI ha ribadito queste cose nella costituzione apostolica “Missale Romanum” e nell’OGMR. SC, al n. 21, ricorda che nelle varie parti della liturgia possono essersi “introdotti (…) elementi meno rispondenti alla intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non più idonee”.
 
42. Perché gli errori della nuova Messa, accentuati nella versione in volgare, sono presenti nel testo latino.
 
Anche questa affermazione gratuita la restituisco volentieri al mittente. Il Messale, prima di essere approvato dal Papa, è stato revisionato dal Consilium (composto da 500 studiosi), da commissioni e sottocommissioni di esperti, da diverse congregazioni romane e, infine dalla Congregazione per la dottrina della fede (ex Sant’Uffizio), secondo un regolare iter. Ciò dà la garanzia che non ci possono essere errori.
 
47. Perché la bellezza intrinseca della Messa Tradizionale attrae le anime; mentre la nuova Messa, in assenza di un suo qualsiasi fascino, deve inventarsi novità e divertimenti per richiamare il popolo.
 
Questo è falso. La Messa celebrata con il Messale di Paolo VI ha bellezza e dignità, perché i riti “risplendono di nobile semplicità”. Benedetto XVI in “Sacramentum Caritatis” 35 (si veda anche il n. 41) dice: «La bellezza, pertanto, non è un fattore decorativo dell'azione liturgica; ne è piuttosto elemento costitutivo, in quanto è attributo di Dio stesso e della sua rivelazione. Tutto ciò deve renderci consapevoli di quale attenzione si debba avere perché l'azione liturgica risplenda secondo la sua natura propria». È da tanti anni che partecipo a questa Messa nella mia parrocchia e in altre chiese della mia diocesi e posso testimoniare per esperienza diretta che la Messa celebrata secondo le norme liturgiche ha bellezza, decoro e dignità.
 
48. Perché la nuova Messa ha fatto proprii numerosi errori condannatida Papa San Pio V al Concilio di Trento (Messa interamente in volgare, le parole della Consacrazione dette a voce alta, ecc); da Papa Pio VI con la condanna del Sinodo di Pistoia (Bolla Auctorem Fidei): e da papa Pio XII (per esempio: l’altare a forma di mensa, vedi enciclica Mediator Dei).
 
Per quanto ne so io, Pio V fu eletto Papa nel 1566, tre anni dopo la chiusura del Concilio di Trento, perciò non ha potuto condannare errori in quel Concilio. Inoltre, lo stesso Concilio non condanna l’uso della lingua volgare, ma la giudica non opportuna, pur essendo consapevole del valore che ha la comprensione della liturgia, veicolata dalla catechesi, nella vita spirituale dei fedeli: «Anche se la messa contiene abbondante materia per l’istruzione del popolo cristiano, tuttavia non è sembrato opportuno ai padri che dovunque essa fosse celebrata nella lingua del popolo. Pur ritenendo, quindi, dappertutto l’antico rito di ogni Chiesa, approvato dalla santa Chiesa Romana, madre e maestra di tutte le chiese, perché, però, le pecore di Cristo non muoiano di fame, e i fanciulli chiedano il pane senza che vi sia chi possa loro spezzarlo, il santo Sinodo comanda ai pastori e a tutti quelli che hanno la cura delle anime, di spiegare frequentemente, durante la celebrazione delle messe, personalmente o per mezzo di altri, qualche cosa di quello che si legge nella messa e, tra le altre cose, qualche verità di questo santissimo sacrificio, specie nei giorni di domenica e festivi» (Sessione XXII, cap. VIII). Il Papa Pio XII nella “Mediator Dei” scrive: «La sacra Liturgia, difatti, consta di elementi umani e di elementi divini: questi, essendo stati istituiti dal Divin Redentore, non possono, evidentemente, esser mutati dagli uomini; quelli, invece, possono subire varie modifiche, approvate dalla sacra Gerarchia assistita dallo Spirito Santo, secondo le esigenze dei tempi, delle cose e delle anime. (…) L'uso della lingua latina come vige nella gran parte della Chiesa, è un chiaro e nobile segno di unità e un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina. In molti riti, peraltro, l'uso della lingua volgare può essere assai utile per il popolo, ma soltanto la Sede Apostolica ha il potere di concederlo, e perciò in questo campo nulla è lecito fare senza il suo giudizio e la sua approvazione, perché, come abbiamo detto, l'ordinamento della sacra Liturgia è di sua esclusiva competenza». Il Vaticano II, dopo aver fissato i principi e le norme in SC, apre alla lingua volgare (SC 36) senza che vi sia rottura con quanto detto da Trento e da Pio XII.
Per quanto riguarda l’altare, si leggano il n. 296 (“L’altare, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, è anche la mensa del Signore”) e i numeri seguenti dell’OGMR.
 
49. Perché la nuova Messa vuole trasformare la Chiesa Cattolica in una chiesa nuova ed ecumenica che abbracci tutte le ideologie, tutte le religioni, verità ed errore; obiettivo già molto agognato dai nemici della Chiesa.
 
Credo che il nostro A. abbia un urgente bisogno di tornare sui banchi di scuola per studiare cos’è l’ecumenismo.
 
52. Perché la nuova Messa non è più un culto verticale: dall’uomo a Dio, ma un culto orizzontale: tra gli uomini.
 
La Messa è sempre un atto di culto rivolto a Dio in ogni sua parte. Solo per citare un esempio, ricordiamo che quando il sacerdote alza le mani verso l’alto e invita l’assemblea a rivolgere i cuori verso il Signore (“In alto i nostri cuori”), l’assemblea risponde: “Sono rivolti al Signore”, affermando che essa è rivolta verso l’alto, ossia verso il Signore. Il CCC al n. 1083  parla della duplice dimensione della liturgia della Chiesa (dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto) e mette in evidenza l’azione di Dio e quella dell’uomo, il quale, in risposta di fede e di amore al dono del Padre, lo loda, adora e ringrazia. Dice: «Si comprende allora la duplice dimensione della liturgia cristiana come risposta di fede e di amore alle “benedizioni spirituali” di cui il Padre ci fa dono. Da una parte, la Chiesa, unita al suo Signore e sotto l'azione dello Spirito Santo, (17) benedice il Padre per il “suo ineffabile dono” (2 Cor 9,15) con l'adorazione, la lode e l'azione di grazie. Dall'altra, e fino al pieno compimento del disegno di Dio, la Chiesa non cessa di presentare al Padre “l'offerta dei propri doni” e d'implorare che mandi lo Spirito Santo sull'offerta, su se stessa, sui fedeli e sul mondo intero, affinché, per la comunione alla morte e alla risurrezione di Cristo Sacerdote e per la potenza dello Spirito, queste benedizioni divine portino frutti di vita “a lode e gloria della sua grazia” (Ef 1,6)».
 
53. Perché la nuova Messa, anche se sembra conforme alle disposizioni del Concilio Vaticano II, in realtà si oppone alle sue istruzioni, dal momento che il Concilio ha dichiarato la sua volontà di conservare e promuovere il rito tradizionale.
 
Questa asserzione si può dividere in una prima parte, che è la ripetizione di un luogo comune, e in una seconda parte, che è totalmente falsa e inaccettabile. In nessun punto della SC si parla di conservare e promuovere il cosiddetto rito tradizionale. Al contrario, SC dice: «Il sacro Concilio … ritiene quindi di doversi occupare in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia» (n. 1); «Il sacro Concilio ritiene perciò opportuno richiamare i seguenti principi riguardanti la promozione e la riforma della liturgia e stabilire delle norme per attuarli» (n. 3); «Perché il popolo cristiano ottenga più sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un'accurata riforma generale della liturgia» (n. 21); «L'ordinamento rituale della messa sia riveduto…» (n. 50) e stabilisce i principi generali per tale riforma. I termini latini usati nel testo per indicare la riforma sono “instauratio/instaurare”, i quali nel linguaggio teologico richiamano l’idea di conversione e di riforma radicale. Secondo la testimonianza del teologo J. A. Jungmann, alcuni Padri conciliari, tra cui il card. E. Ruffini, lessero questi termini sulla costituzione liturgica con un certo spavento, proprio perché richiamavano una riforma radicale, non una conservazione.
 
54. Perché La Messa latina tradizionale di Papa San Pio V non è mai stata legalmente revocata e quindi continua ad essere un rito autentico della Chiesa Cattolica, per mezzo del quale i cattolici possono assolvere al loro precetto settimanale.
 
Il Messale di Paolo VI, nella sua editio typica, in base a quanto detto precedentemente, è il Messale di Pio V riformato e aggiornato dalla Chiesa secondo i principi e le norme di SC e adattato ai nostri tempi. Quando si opera la riforma di un testo, ciò avviene affichè il testo riformato sostituisca il precedente. Parlare di “revocare legalmente” la Messa o il Messale è sbagliato. Il Messale è un testo tenuto in vigore da una legge emanata dal Papa che ha adottato quel Messale come testo liturgico della Chiesa. Quindi, non si può revocare un Messale, ma la legge che lo tiene in vigore quale Messale obbligatorio per la Chiesa. La Bolla “Quo Primum”, che sancisce l’obbligatorietà del Messale 1570, è stata revocata dalla Costituzione Apostolica “Missale Romanum” di Paolo VI («Quanto abbiamo stabilito e ordinato vogliamo che rimanga valido e efficace, ora e in futuro, nonostante quanto vi possa essere di contrario nelle Costituzioni e negli Ordinamenti Apostolici nei nostri predecessori e in altre disposizioni, anche degne di particolare menzione e deroga»), che ha fatto diventare il Messale 1970 il rito vigente nella Chiesa. La stessa cosa aveva fatto Pio V, quando rese illeciti i Messali del suo tempo (tranne qualche caso), rendendo obbligatorio il Messale 1570 per tutta la Chiesa. Dice Paolo VI nel Discorso durante il Concistoro del 24 maggio 1976: “Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino”. Anche il Papa Benedetto XVI nel Motu Proprio “Summorum Pontificum” parla del Messale del 1962 come “mai abrogato”. Egli, a mio parere, usa questa espressione, utilizzata anche dai tradizionalisti nell'immediato post-concilio, come facile scappatoia per superare formalmente le posizioni scismatiche di alcuni gruppi. A mio parere, non c'era bisogno di ricorrere a questa espressione, perchè, come ho spiegato, un Messale non può essere abrogato. Il Motu Proprio del 2007, come atto magisteriale, basta e avanza per dare a chi lo desidera la possibilità di celebrare con il Messale del 1962. Per un discorso più dettagliato su questa questione, si legga questo post.
 
55. Perché il Papa San Pio V ha concesso un indulto perpetuo, valido “per sempre”, per celebrare la Messa tradizionale liberamente e lecitamente, senza scrupolo di coscienza, timore i pena o censura (Bolla Quo Primum).
 
Questa è un’altra affermazione senza fondamento. L’“indulto perpetuo” è valido finchè non viene abrogato, come è stato fatto da Paolo VI.
 
56. Perché il Papa Paolo VI, nel promulgare la nuova Messa, ha dichiarato che il rito non è una definizione dogmatica (19 novembre 1969).
 
Questa è un’affermazione che non ha né senso né valore; inoltre, è una citazione artatamente tagliata dal testo dell’Udienza di Paolo VI per far dire all’autorità citata ciò che essa non dice. Questo modus operandi è una tipica prassi del geovismo che dai testi pubblicati da cattolici estrae citazioni fuori dal contesto per ingannare il lettore, volendo far credere che gli studiosi cattolici dicono le medesime cose dei geovisti. Fossi l’A. starei attento a lanciare false accuse di protestantesimo, quando egli per primo usa metodi e trucchi tipici del geovismo (che poi è un ramo degenere del protestantesimo). Tornando in tema, ecco il testo dell’Udienza: «Nulla è mutato nella sostanza della nostra Messa tradizionale. Qualcuno può forse lasciarsi impressionare da qualche cerimonia particolare, o da qualche rubrica annessa, come se ciò fosse o nascondesse un’alterazione, o una menomazione di verità per sempre acquisite e autorevolmente sancite della fede cattolica, quasi che l’equazione fra la legge della preghiera, “lex orandi” , e la legge della fede, “lex credendi”, ne risultasse compromessa.
Ma non è così. Assolutamente. Innanzi tutto perché il rito e la rubrica relativa non sono di per sé una definizione dogmatica, e sono suscettibili di una qualificazione teologica di valore diverso a seconda del contesto liturgico a cui si riferiscono; sono gesti e termini riferiti ad un’azione religiosa vissuta e vivente d’un mistero ineffabile di presenza divina, non sempre realizzata in forma univoca, azione che solo la critica teologica può analizzare ed esprimere in formule dottrinali logicamente soddisfacenti. E poi perché la Messa del nuovo ordinamento è e rimane, semai con evidenza accresciuta in certi suoi aspetti, quella di sempre. L’unità fra la Cena del Signore, il Sacrificio della croce, la rinnovazione rappresentativa dell’una e dell’altro nella Messa è inviolabilmente affermata e celebrata nel nuovo ordinamento, come nel precedente. La Messa è e rimane la memoria dell’ultima Cena di Cristo, nella quale il Signore, tramutando il pane ed il vino nel suo Corpo e nel suo Sangue, istituì il Sacrificio del nuovo Testamento, e volle che, mediante la virtù del suo Sacerdozio, conferita agli Apostoli, fosse rinnovato nella sua identità, solo offerto in modo diverso, in modo cioè incruento e sacramentale, in perenne memoria di Lui, fino al suo ultimo ritorno». Solo il  Motu Proprio “Summorum Pontificum” di Benedetto XVI permette di poter usare il Messale del 1962 e a determinate condizioni. Quindi, chi vuole celebrare con il Messale del 1962 si può avvalere del “Summorum Pontificum”, invece di ricorrere a questi trucchetti.
 
57. Perché il Papa Paolo VI, al cardinale inglese Heenan che gli chiedeva se revocava o proibiva la Messa Tridentina, rispose: “Non è assolutamente mia intenzione proibire la Messa Tridentina”.
 
Non posso commentare una citazione come questa, della quale non conosco la fonte e il contesto da cui è tratta . Posso solo replicare con le parole del Papa Paolo VI dette al Discorso al Concistoro del 24 maggio 1976: «È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “Ordo Missae” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino».
Inoltre, conviene ricordare anche cosa scrisse nella “Missale Romanum”: «Il Nostro Predecessore san Piο V, promulgando l'edizione ufficiale del Messale Romano, lo presentò al popolo cristiano come fattore di unità liturgica e segno della purezza del culto della Chiesa. Allo stesso modo Noi abbiamo accolto nel nuovo Messale legittime varietà e adattamenti, secondo le norme del Concilio Vaticano II (…); tuttavia confidiamo che questo messale sarà accolto dai fedeli come mezzo per testimoniare e affermare l'unità di tutti, e che per mezzo di esso, in tanta varietà di lingue, salirà al Padre celeste, per mezzo del nostro sommo Sacerdote Gesù Cristo, nello Spirito Santo, più fragrante di ogni incenso, una sola e identica preghiera».
 
58. Soppressa, nel Libera nos, la menzione della Beata Vergine, degli Apostoli e di tutti i Santi: la sua e loro intercessione non è quindi più chiesta neppure nel momento del pericolo (Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae).
 
Ho già parlato in un punto precedente riguardo alle modifiche.
 
59. Perché in nessuna delle tre Preghiere Eucaristiche della nuova Messa si fa riferimento allo stato di sofferenza dei morti, in nessuna vi è la possibilità di un particolare “memento”. Minando così la fede nella natura redentrice del Sacrificio.
 
Quindi, se ho capito bene, il fatto che nelle Preghiere Eucaristiche non si faccia riferimento “allo stato di sofferenza dei morti” minerebbe alla fede nella redenzione operata dal Sacrificio di Cristo? Suvvia! Siamo seri, per favore. Nelle Preghiere Eucaristiche, e sempre dopo la consacrazione, si prega comunque per i defunti; nel testo latino c’è il “Memento” (tradotto: “Ricordati”):
«Ricordati, o Signore, dei tuoi fedeli, / che ci hanno preceduto con il segno della fede / e dormono il sonno della pace. / Dona loro, Signore, e a tutti quelli che riposano in Cristo, / la beatitudine, la luce e la pace» (Preghiera Eucaristica I).
«Ricordati dei nostri fratelli, che si sono addormentati / nella speranza della risurrezione / e di tutti i defunti che si affidano alla tua clemenza [le anime del purgatorio, ndr]: / ammettili a godere la luce del tuo volto» (Preghiera Eucaristica II).
«Accogli nel tuo regno i nostri fratelli defunti / e tutti i giusti che, in pace con te, hanno lasciato questo mondo» (Preghiera Eucaristica III).
Poi ci sarebbero anche le altre:
«Ricordati anche dei nostri fratelli / che sono morti nella pace del tuo Cristo, / e di tutti i defunti, dei quali tu solo hai conosciuto la fede» (Preghiera Eucaristica IV)
«Ricordati anche dei nostri fratelli / che sono morti nella pace del tuo Cristo, / e di tutti i defunti dei quali tu solo hai conosciuto la fede: / ammettili a godere la luce del tuo volto / e la pienezza di vita nella risurrezione» (Preghiera Eucaristica V).
 
60. Perché, pur riconoscendo la suprema autorità del Santo Padre nel suo governo universale della Santa Madre Chiesa, sappiamo che neanche questa autorità può imporre una pratica che è così chiaramente contro la Fede: una Messa che è equivoca e favorisce l’eresia per ciò stesso è sgradita a Dio.
 
61. Perché, come dice il Concilio Vaticano I: “ai successori di Pietro, lo Spirito Santo non è stato promesso perché manifestassero, per sua rivelazione, una nuova dottrina, ma perché con la sua assistenza custodissero santamente ed esponessero fedelmente la rivelazione trasmessa dagli Apostoli, cioè il deposito della fede” (D. 3070). 
 
62. Perché l’eresia o qualsiasi cosa che favorisca l’eresia, non può costituire materia di obbedienza. L’obbedienza è al servizio della Fede e non la Fede al servizio dell’obbedienza! Nel caso in questione, quindi, “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (Atti, 5, 29).
 
Le accuse gratuite e infondate di eresia le rispedisco volentieri al mittente. Ricordo, inoltre, all’A. le parole stesse del Signore dette ai suoi Apostoli e, quindi anche ai loro successori, Papa e Vescovi: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato” (Lc 10,16). Non è possibile che i singoli fedeli si facciano magistero a se stessi e giudichino come eretico un atto del Magistero della Chiesa. Queste affermazioni dell’A. spingono sempre più fuori dalla Chiesa tutti coloro che le condividono.
 
A conclusione della mia analisi, vorrei far presente ai lettori che nessuno autorizza singoli fedeli o gruppi ad attaccare in questo modo la liturgia riformata, che è e rimane, secondo le parole di Benedetto XVI, la “forma ordinaria del Rito Romano” e che nessuno può mettere in dubbio con false affermazioni, come quelle che ho appena analizzato. LIstruzione “Universae Ecclesiae” della Pontificia Commissione Ecclesia Dei del 2011, al n. 19, ricorda: «I fedeli che chiedono la celebrazione della forma extraordinaria non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano contrari alla validità o legittimità della Santa Messa o dei Sacramenti celebrati nella forma ordinaria e/o al Romano Pontefice come Pastore Supremo della Chiesa universale». Se proprio si vogliono fare polemiche a tutti i costi, si usino argomenti seri e fondati sui fatti e più oggettività e onestà intellettuale nel formulare certe critiche.
 
© O.G. (@DimorareinDio)

 

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