Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità
DIMORARE IN DIO

Gli artisti raccontano Dio

21 Maggio 2012 , Scritto da Citocromo Con tag #Nuova evangelizzazione

Segnalo ai lettori del blog un articolo del prof. Marco Tibaldi apparso sulla rivista Settimana (EDB) del 20 maggio 2012. Il link per poter leggere l'articolo è il seguente:

http://www.dehoniane.it/riviste/riv_articolo.php?CODICE=22791&CODE=SET&PAGE_ID=IND

Ecco alcuni estratti particolarmente importanti:

«Il primo tema del percorso di annuncio è, infatti, far percepire la caratteristica simbolica fondamentale dell'“edificio-chiesa”, cioè del luogo in cui fisicamente ora il turista si trova. Ogni chiesa è nata dal modello della basilica paleocristiana, cioè come contaminazione di uno spazio profano, la parte coperta del foro romano ove venivano trattati gli affari, la politica e amministrata la giustizia, insieme allo spazio religioso, lo spazio della liturgia. Simbolicamente, questo sta a significare che nella chiesa la liturgia che viene celebrata e la Parola che viene annunciata non si rivolgono ad un settore particolare della vita dell'uomo, ma intendono animare tutti gli aspetti dell'esistenza, a cominciare dai più concreti, come l'uso del denaro o dei beni.»

«La chiesa racconta un Dio che si fa trovare in ogni realtà creata, la quale, perciò, diventa degna della massima attenzione. Così il turista, che forse si aspettava da queste giovani guide un “fervorino” religioso, viene condotto da esse, con semplicità ma anche con forza, ad uno dei misteri centrali della fede cristiana: il mistero dell'incarnazione di Dio, che ha voluto “entrare” nelle vicende dell'uomo, condividendone tutti gli aspetti, anche quelli più quotidiani. Attraverso le pietre dell'edificio, si entra così a contatto con la vita delle persone, che non è rimasta “fuori”, ma diventa protagonista del racconto che si svolge nello spazio sacro.
Un brano che fa da guida alla formazione dei giovani annunciatori e che rimane, al di là delle narrazioni legate ai diversi monumenti, come una sorta di paradigma dell'intero progetto, è la chiamata di Mosè al roveto ardente (Es 3). Il roveto ardente è simbolo della vita di ciascuno entro la quale parla la Parola; ognuno, anche se si trova nel deserto, è come un tempio entro il quale Dio non disdegna di entrare. In questo modo l'edificio concreto può diventare come il roveto, cioè il luogo dentro il quale si può riscoprire la propria chiamata, a partire dalla situazione in cui si è, qualunque essa sia.
È interessante notare – sottolinea p. Hernàndez – l'insistenza con cui, nel brano biblico, Dio osserva Mosè che si avvicina al roveto, accogliendo, valorizzando e rispettando la sua curiosità: «Il Signore vide che si era avvicinato per guardare» (Es 3,4). Questo sguardo curioso e rispettoso che ha il Signore verso Mosè è quello che oggi siamo invitati ad avere anche noi per il turista.
Il fenomeno del turismo è, ai nostri giorni, una sorta di “luogo teologico”, perché oggi più di ieri le persone cercano nelle visite ai monumenti dell'arte sacra quei significati che hanno smarrito e che non trovano altrove nella loro ferialità. Il turista – ha affermato p. Hernàndez – è un po' come la Veronica, rappresentata dallo scultore Joyce Maria Subirachs in una delle facciate della Sagrada Familia di Barcellona. Una donna senza volto che ha in mano un panno con impresso il volto di Cristo, come a dire che solo in quel panno, che simboleggia la Chiesa, potrà anch'essa ritrovare il proprio volto e la propria identità.
L'ultimo nodo toccato da p. Hernàndez è il cosiddetto “conflitto delle interpretazioni”. La lettura simbolica e orante delle opere dell'arte cristiana che lui propone “confligge”, nella maggioranza dei casi, con quello che le guide turistiche dicono ai loro destinatari.
Il tema non è secondario, in quanto tocca il nervo scoperto della formazione non solo delle guide, ma anche di tutti coloro che studiano teologia e che fanno catechesi. L'arte in generale, e l'arte sacra in particolare, non riceve ancora, all'interno della realtà ecclesiale, quell'attenzione che merita. In troppi ancora ritengono sufficienti i due trascendentali del vero e del bene per fondare l'annuncio e la vita cristiana, quasi che il bello sia un orpello inessenziale e accessorio.»

Pubblicità
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post