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DIMORARE IN DIO

Il Nome santificato. L'amore svela il volto di Dio

18 Febbraio 2014 , Scritto da DimorareinDio Con tag #Preghiera

di Bruno Maggioni
 
La prima domanda del Padre nostro è «sia santificato il tuo nome». Lontana dal nostro modo usuale di parlare, richiede di essere compresa alla luce dell’Antico Testamento. Non indica una lode fatta di culto e parole, piuttosto un permettere a Dio di svelare, nella vita del singolo e della comunità, la sua potenza salvifica. Con questa espressione il discepolo chiede che la comunità diventi involucro trasparente, capace di mostrare, di fronte al mondo, la presenza di Dio. Alla domanda sul modo in cui gli uomini possono santificare il Nome, i rabbini solevano rispondere: con la parola, ma soprattutto con la vita. La vera santificazione del Nome è la vita.
 Per comprendere il significato della domanda «sia santificato il tuo nome» è utile riferirsi a un passo del Levitino (capitolo 22): «Non profanerete il mio nome, perché io mi manifesti santo in mezzo agli israeliti. Io sono il Signore che vi santifico, che vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto per essere vostro Dio». In questo passo sono indicati tutti i tratti essenziali della santificazione. Sono cinque. Il primo è che la santificazione del Nome è opera di Dio, non dell’uomo: infatti nel Padre Nostro chiediamo a Dio che Egli stesso santifichi il suo nome. Il secondo è l’appartenenza al Signore: Dio libera il suo popolo dalla schiavitù del faraone per legarlo a sé; si abbandona una schiavitù per una diversa
appartenenza, santo è chi appartiene totalmente al Signore. Il terzo tratto è la novità: santo è chi si lascia condurre da Dio fuori dalla logica del mondo, dalle idolatrie, non perché non ami il mondo, ma perché non ne accetta il peccato. E in questo senso santificare il Nome significa vivere una separazione.
 Il quarto tratto è la trasparenza: la comunità santifica il nome di Dio quando si rende trasparente al suo amore, permettendo al mondo di scorgere in lei stessa, nella sua vita, nei suoi rapporti, nella sua organizzazione, il volto del vero Dio. In sostanza il popolo di Dio deve essere un palcoscenico che permette a Dio di mostrare, visibilmente e pubblicamente, la sua azione. È la prima missionarietà della Chiesa e del cristiano. Il quinto tratto della santificazione del Nome è un imperativo, che avverte che nulla è scontato («Non profanerete il mio nome»): il popolo di Dio può diventare anche luogo che oscura il volto di Dio, anziché svelarlo. Non è più luogo della santificazione del Nome, ma della sua profanazione.
 
Trascinata e separata
Ma il miglior commento alla domanda del Padre nostro è racchiuso nella grande preghiera che Gesù ha rivolto al Padre prima della sua passione: «Santificali nella verità: la tua parola è verità (...). Per loro santifico me stesso, perché siano anch’essi santificati nella verità» (Giovanni 17, 17.19). Gesù ha santificato il Padre con la sua perfetta obbedienza, accettando di essere trasparenza del suo amore universale. Con la sua totale obbedienza, Gesù ha permesso al mistero di Dio di “trasparire”: obbedienza vissuta che trova il suo pieno compimento sulla Croce, dove l’amore di Dio si è manifestato nel suo pieno splendore e nella sua universale gratuità.
 E così la Chiesa. Gesù ha pregato perché la sua comunità venga santificata, il che significa trascinata nel movimento di Dio, e insieme separata dal mondo. Nella sua preghiera Gesù accentua la separazione dal mondo, la quale però deriva dalla fedeltà a Dio, dunque all’amore. Il mondo non si riconosce nel movimento dell’amore e della solidarietà. Ma è l’amore disinteressato, solidale, diretto a ogni uomo che trasforma la comunità cristiana in un involucro, che svela al mondo il volto del vero Dio.
 
(da Italia Caritas, Mensile della Caritas Italiana, Marzo 2011, p. 6)
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