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DIMORARE IN DIO

Le prove di ogni giorno, la tentazione del discepolo

24 Febbraio 2014 , Scritto da DimorareinDio Con tag #Preghiera

di Bruno Maggioni
 
Nella sesta domanda del Padre Nostro chiediamo a Dio di non abbandonarci alla tentazione. «Non è forse una tentazione la vita dell'uomo sulla terra?» si chiede Giobbe (7,1). Ha ragione. La vita è tutta una prova. Ma quale prova? Le prove sono molte e di vario genere. Ci sono le prove eccezionali e ci sono le prove quotidiane.
 Le immagini evangeliche esprimono efficacemente quanto la semplice vita quotidiana possa sfiancare e spegnere. È come un tarlo che giorno dopo giorno, senza apparenti mutamenti, svuota di ogni consistenza la fede. Il pericolo di questa prova è grande, perché frequente, perché subdola. Si cede senza rendersi conto, si viene meno e non lo si sa. Occorre, allora, vigilare e pregare, per non trovarsi a terra senza accorgersi di essere caduti. Per non lasciarsi, cioè, scivolare piano piano, quasi inavvertitamente, verso la perdita della fede. Romano Guardini – in un suo libro molto bello, Le età della vita – scrive che «la trascuratezza del vigilare sulla propria fede è la strada per perderla a poco a poco, quasi inavvertitamente. È proprio il tempo che passa a indebolire, a far perdere freschezza, a costituire una tentazione di fronte alla scoperta del proprio limite, tanto maggiore quanto più l’uomo invecchia».
 
Bellissimo e sconcertante
Ho sottolineato la prova quotidiana, normale, perché è la più frequente e la più subdola. Tuttavia il Padre Nostro intende anzitutto una prova più precisa. Non parla, infatti, di “prove”, al plurale, ma di “prova”, al singolare. Di che si tratta?
 Per rispondere, come sempre, dobbiamo guardare a Gesù Cristo. Egli è stato sottoposto alla prova nel deserto: si trattava di decidere se condurre la propria missione secondo la parola di Dio, o secondo la logica del mondo. Gesù è stato poi sottoposto alla prova nella passione. Le due prove sono congiunte, al punto che si potrebbe parlare di una sola prova in due tempi.
 Nel primo momento, la prova viene dal fascino del mondo, che vorrebbe far credere che la logica della parola di Dio è inefficace, improduttiva, certo non adeguata alla missione che si intende svolgere. Nel secondo momento – decisivo – la prova sembra venire da Dio stesso, il cui volto appare così diverso da come siamo soliti immaginarlo: un volto certamente sorprendente e bellissimo, e tuttavia anche sconcertante, il volto del Crocifisso.
 In ambedue i momenti, lo spazio della prova è la stessa identità del Regno, è il suo modo di farsi presente nella storia. Paradossale, ma verissimo: la prova accompagna sempre il Regno di Dio. Scaturisce, per così dire, dal suo interno, dalla sua natura di piccolo seme, dal suo modo di crescere sotto la terra, dal suo totale rispetto della libertà dell’uomo (che pare debolezza). Se davvero il Regno è “di Dio”, non dovrebbe essere più grandioso, apparire in modo più convincente, irrompere nella storia e mutarla? È proprio vero: è lo stesso Regno di Dio che crea lo spazio per la prova.
 Si comprende allora che la prova, o la tentazione, non è semplicemente quella dell’uomo che si dibatte nelle molte difficoltà della vita. È la tentazione del discepolo, del missionario, che ha fatto del Regno il suo principale desiderio, l’unica ragione della sua vita. Se è così strettamente congiunta alla natura del Regno di Dio, allora si deve anche concludere che Dio non può evitare questa prova. L'incontro con il Crocifisso è necessario, se si vuole veramente conoscere chi è Dio. Ma se non può sottrarci alla prova, il Padre può aiutarci a non soccombere. Anzi, può aiutarci a scorgere la bellezza del Crocifisso. Così da rimanerne stupiti, anziché scandalizzati.
 
(da Italia Caritas, Mensile della Caritas Italiana, Settembre 2011, p. 8)
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