Dio non ha fretta di venire imprigionato
«Quella stessa notte questa parola del Signore fu rivolta a Natan: "Và e riferisci al mio servo Davide: Dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?"». (2 Sam 7,4-5)
«Davide non sospetta che il Signore non ha nessuna fretta di essere rinchiuso in un tempio, per quanto molto solenne. Preferisce l’aria aperta, la strada, la vita in mezzo al suo popolo. Il re non immagina che anche Dio ha le sue "debolezze", coltiva delle nostalgie. Di fatto, rimpiange il tempo felice in cui andava al pascolo con lui, lo seguiva nella sua esistenza avventurosa, così come una volta aveva accompagnato il popolo nomade tra le piste precarie del deserto. Dio ha una vocazione nomade, anche se tutti lo vorrebbero sedentario (in cielo e in terra).
Anche oggi il Signore potrebbe ripetere a ciascuno di noi: "Forse tu mi costruirai una casa perché io vi abiti?" Dunque, non avere fretta di sistemarlo nel presepio, una statuina in mezzo ad altre statuine. Lui predilige il movimento. Desidera "uscire" con te. Frequentare la piazza, mescolarsi con la gente, entrare nel luogo di lavoro, avvicinare qualcuno, sedersi a tavola con la tua famiglia, conoscere i tuoi amici, discutere dei tuoi problemi. PortaLo a riempire la solitudine di qualche anziano, ascoltare lo sfogo di un disperato, sostare in una camera d’ospedale, confondersi con la baraonda dei bambini in un parco giochi, compiere una puntatina in quella casa di immigrati, perlustrare quel quartiere miserabile, dare un’occhiata in quella baracca. E bada che Lui non ama le visite "ufficiali". Intende cogliere di sorpresa. E’ determinato a vedere la realtà così com’è. Non si fida degli itinerari predisposti da altri "per motivi di sicurezza". Lui viene "per motivi di insicurezza". No. Non ti vieta - mobilitando qualche profeta della razza di Natan - di allestire un presepio. Piace anche a Lui, specialmente se non troppo dissomigliante da quello originale. Ma mettiti bene in testa che il presepio serve a te, non a Lui. Ne hai bisogno tu. Lui non è nato in un presepio. Per fortuna non hanno fatto in tempo a prepararglielo. E neppure è venuto in mezzo a noi per essere confinato e custodito in una chiesa. Maria dopo l’annuncio dell’angelo, non gli ha costruito un presepio. E’ uscita subito di casa. Si è messa in viaggio. Avendolo ospitato nel proprio grembo, l’ha portato immediatamente fuori. L’Unica ad aver compreso che il Figlio di Dio non si è incarnato per fuggire dal mondo. Al contrario, lasciava la clausura del cielo per venire in mezzo alla confusione degli uomini. L’Unica ad aver intuito che il "luogo" di Dio è la strada.
L’Unica a rendersi conto che l’Emmanuele (Dio-con-noi) è un Dio senza casa, ma che non accetta di essere un Dio senza l’uomo. Per cui, non cerca una casa, ma cerca l’uomo».
(da Alessandro Pronzato, Il Vangelo in casa. L'«Oggi» della parola di Dio, Ciclo A, Gribaudi, 1992, pagg. 33-34)
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