Overblog Tutti i blog Blog migliori Culti religiosi
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità
DIMORARE IN DIO

Pregare con la liturgia si può

7 Febbraio 2012 , Scritto da Citocromo Con tag #Preghiera

di Padre Matias Augè

Se la materia–oggetto della Teologia spirituale è l'esperienza spirituale del credente, la coscienza che il cristiano possiede della propria vita spirituale nel suo divenire ha il luogo più fecondo nella pratica della preghiera. Ecco perché la problematica suscitata attorno ai rapporti tra la liturgia e la vita spirituale, può essere illustrata contemplandola appunto nel contesto degli specifici rapporti che intercorrono tra la preghiera e la liturgia e, più precisamente, tra la preghiera liturgica e la preghiera extraliturgica.

            1. La preghiera cristiana è una realtà unitaria. La distinzione netta e rigorosa tra preghiera comunitaria e preghiera privata, tra preghiera liturgica e extraliturgica, tra preghiera mentale e vocale, è cosa relativamente moderna. Se si vuole, si tratta di distinzioni comode, e tuttavia assai esteriori, in quanto non solo non si collocano al livello di una vera e propria definizione della preghiera cristiana, ma neppure ce ne forniscono una tipologia.
            La preghiera liturgica e le altre "forme" di preghiera non solo non si contrappongono, ma sono da considerarsi forme, modi o espressioni valide tutte e al tempo stesso complementari del pregare cristiano. Come succede in altri campi, anche nella pratica della preghiera ogni forma ha i suoi valori e i suoi limiti.

            2. La preghiera liturgica è paradigma della preghiera cristiana.  Affermata la realtà unitaria della preghiera e la complementarità delle sue diverse forme, intendiamo ora illustrare il valore emblematico o paradigmatico della preghiera liturgica rispetto a qualsiasi altra forma di preghiera.
            Il Catechismo della Chiesa Cattolica applica alla preghiera liturgica l’affermazione del Vaticano II contenuta in SC, n.10, riguardante la liturgia come "culmen et fons" della vita della Chiesa. Possiamo affermare che la preghiera liturgica è culmine, norma, criterio, punto di riferimento, sorgente, sacramento di ogni preghiera cristiana, non in senso meramente giuridico - istituzionale ma oggettivo - contenutistico. Oggettivamente, dato il suo carattere normativo, il contenuto della preghiera liturgica si accorda perfettamente con l'ideale della preghiera cristiana.
            Quando la Chiesa afferma che una preghiera è liturgica, garantisce che quel testo particolare manifesta la sua fede e la sua coscienza di comunità orante. Naturalmente questo non esclude che altri testi, anche le preghiere spontanee delle persone umili e senza particolare cultura teologica, siano preghiera veramente ecclesiale. L'atto giuridico del riconoscimento ufficiale compiuto dalla gerarchia della Chiesa è da considerarsi quindi conseguente alla realtà oggettiva preesistente di cui esso ne è la garanzia.
            Nella preghiera liturgica le diverse espressioni della preghiera cristiana trovano non solo il loro nutrimento naturale, ma anche la possibilità di riconoscersi come appartenenti a una "tradizione" e di confrontarsi con la norma oggettiva. La liturgia, poi, offre un metodo paradigmatico e multiforme di preghiera, ricco di contenuto biblico - teologico ed esigente per quanto riguarda l'impegno per la vita che scaturisce dalla preghiera. Certamente, come abbiamo già indicato sopra, la preghiera liturgica non esclude le altre forme di preghiera; essa però esprime in modo esemplare il mistero della preghiera. Ecco perché la liturgia della Chiesa è giustamente considerata vera scuola di preghiera: qualsiasi manifestazione di preghiera, non soltanto dovrebbe scaturire dalla preghiera liturgica come dalla sua sorgente e ad essa tendere come al suo culmine, ma dovrebbe altresì modellarsi sulla liturgia come scuola di preghiera del popolo di Dio.
            In questo contesto, è opportuno ricordare la dottrina di san Benedetto nella sua Regola, al cap.19 De disciplina psallendi, quando dice: "...sic stemus ad psallendum, ut mens nostra concordet voci nostrae". Queste parole sono state raccolte da SC, n.90, quando parla dell'Ufficio divino come "fonte di pietà e nutrimento della preghiera personale". Il principio benedettino è chiaro. Il soggetto orante è invitato a prendere il testo liturgico - in questo caso, il  salmo - come testo che sia guida della sua mente, dei suoi sentimenti, e "norma" che informi il contenuto della sua preghiera.
            Nella liturgia non tutto è preghiera, ma tutto si realizza in uno spazio che è quello della "Ecclesia orans". Tuttavia, ci sono talvolta dei cristiani che non riescono a gestire la celebrazione liturgica come vero spazio di preghiera. Ciò dimostra che esiste uno scarto tra la "rappresentazione" che essi hanno della preghiera e il modo con cui partecipano alla liturgia.
            Perché ci sia un'autentica esperienza di preghiera liturgica, si richiede, in primo luogo, ricuperare il senso della preghiera cristiana in generale e, in secondo luogo, conoscere ed assumere le caratteristiche che fanno sì che la preghiera sia "liturgica" o, in altre parole, è necessario sintonizzare con le leggi strutturali proprie della preghiera liturgica.

            3. La preghiera liturgica si esprime in un contesto "simbolico - rituale". Da un punto di vista formale, la preghiera liturgica si realizza nel contesto di una azione simbolico - rituale. Il simbolismo, categoria religiosa universale, è da per sé una realtà trascinante, è carico di persuasione, esso muove l'uomo, è una comunicazione visiva e ha una forza penetrante. Non pochi gesti però connessi con la preghiera liturgica sembrano aver perduto oggi l'espressività simbolica di una volta. Occorre rendere di nuovo accessibile e comprensibile la loro indole simbolica. Infatti, la difficoltà di vivere come vera esperienza di preghiera il momento rituale si deve anzitutto alla mancanza di familiarità con l'"alfabeto" della "lingua" liturgica: il simbolismo.
            Soprattutto in Occidente siamo profondamente segnati da una cultura cristiana che tende a limitare il dominio della preghiera ad una attività orale o mentale. La radice stessa del termine latino per indicare la preghiera va in questo senso: "orare" è un'attività dell'"os" (-"oris"), un'esercizio della bocca. La liturgia però non dipende dal discorso critico ("logia"), ma dall'azione ("urgia"): è un'azione, una comunicazione totale, fatta di parole, ma anche di gesti, movimenti, azioni.
            Conseguentemente, la preghiera liturgica non usa solo il linguaggio delle parole, ricorre anche al canto e ai silenzi, ai gesti e alle azioni, ai tempi e agli spazi, alle cose e alle persone. Contro ogni concezione dualistica, bisogna affermare che la preghiera liturgica si può e si deve esprimere anche attraverso il corpo, come semplice presenza davanti a Dio del soggetto in atteggiamento orante. Come atteggiamenti oranti tradizionali possiamo ricordare lo stare zitto con le braccia aperte, le mani estese e gli occhi alzati in alto, ecc. In queste posizioni di orante l'uomo si rivela nel suo rapporto e nel suo slancio verso Dio.
            Tutto l'uomo, nella sua complessa identità, è in relazione con gli altri, e come tale si trova anche alla presenza di Dio. L'orante, sia che preghi nell'assemblea liturgica o nella quiete della meditazione personale, deve armonizzare attorno al centro intimo della coscienza tutto il suo mondo spirituale (intuizioni, volizioni, intellezioni, affetti) e corporale (bisogni, sensazioni, tendenze) per rispetto al suo interlocutore Dio e per una ampiezza di rapporti con Lui. Nella preghiera quindi è tutto l'uomo che entra in relazione con Dio, e dunque anche il suo corpo ha un ruolo in essa. L'importanza dell'atteggiamento corporeo va valutata in quanto espressione di quel tutt'uno che è l'uomo orante.

           4. Riflessioni conclusive. Ribadita la realtà unitaria della vita di preghiera, abbiamo messo in luce il valore emblematico o paradigmatico della preghiera liturgica rispetto a qualsiasi altra forma di preghiera. Sembra quindi che si possa affermare che la preghiera liturgica, in modo particolare la Preghiera eucaristica e la Liturgia delle Ore, sia la norma e il modello strutturante della preghiera cristiana in generale.
            Se la preghiera liturgica è "norma" di ogni preghiera cristiana, possiamo dire che questa è autenticamente e compiutamente tale quando, in sintonia con la preghiera liturgica, scaturisce dalla proclamazione e dall'ascolto della Parola e si esprime con la ricchezza di tutte le dimensioni della preghiera stessa, che troviamo espresse in modo emblematico nella preghiera liturgica e, in particolare, nella Preghiera eucaristica della Chiesa: il memoriale, la lode, il ringraziamento, l'invocazione e la petizione dello Spirito, l'oblazione, l'intercessione, e l'impegno di comunione con Cristo ed il suo mistero. La preghiera liturgica perché anamnetica assicura il fondamentale richiamo alla concretezza storica dell'economia salvifica immergendo l'orante nella contemplazione di questa storia, al di là di ogni tentazione - oggi non rara - di superare Gesù Cristo.  
            Possiamo quindi concludere queste riflessioni affermando che è urgente educare alla preghiera partendo dalla stessa celebrazione liturgica, affinché non ci siano compartimenti stagni nella vita spirituale. La preghiera personale e la partecipazione alla preghiera liturgica dovrebbero costituire l'espressione di uno stesso dinamismo spirituale. Giovanni Paolo II ha affermato che "la liturgia è la grande scuola della preghiera della Chiesa" (Lettera apostolica Vigesimus quintus annus, n.10).

(Fonte: liturgia-opus-trinitatis.over-blog.it/ del 12-04-2010)

Pubblicità
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post